Il Caso Byoblu. Il punto di vista di Lillo Massimiliano Musso e la replica a distanza di Claudio Messora. Byoblu o Byobluff?
Botta e risposta a distanza tra Lillo Massimiliano Musso e Claudio Messora, dopo la pubblicazione su Caleido di un’intervista di Francesco Capo al segretario generale di Forza del Popolo. Per Musso, Claudio Messora non può pretendere di continuare a capitalizzare decine di milioni di euro di donazioni per portare avanti un progetto editoriale suo personale che spaccia per “TV dei cittadini”. Di fatto, Messora agisce da editore in prima persona, pur nel mascheramento di un azionariato popolare. Inoltre, per Musso, Messora non ha mostrato qualità gestionali, posto che nonostante abbia maneggiato diverse decine di milioni di euro in pochi anni non ha saputo evitare uno sfratto dagli studi televisivi e anticipare il prevedibile pignoramento dei conti correnti. Ai più sembra che a Messora convenga una “TV in perenne stato d’emergenza”, tant’è che Messora è riuscito a raccogliere 400mila euro in un solo giorno di donazioni.

ATTENZIONE! Claudio Messora, attraverso atto di diffida del suo avvocato, ha chiesto la pubblicazione della sua replica. Nel seguente link postiamo integralmente la sua richiesta e la risposta di Lillo Massimiliano Musso.
Con riferimento agli stessi argomenti, Lillo Massimiliano Musso ha spiegato ancor più nel dettaglio le questioni fondamentali del caso Byoblu attraverso una diretta Facebook di oltre tre ore del 30 dicembre 2025.
Per Musso, Claudio Messora è il nuovo mainstream, perché blocca l’attività di diverse decine di comunicatori a cui non è lasciata alcuna scelta tra la fame, visto che molti comunicatori professionisti operano come freelance e attingono le risorse dalle donazioni, e il sottostare alle condizioni economiche (da fame) del Messora, che, nonostante il maneggio di milioni di euro, non riesce sistematicamente a pagare tutti i suoi collaboratori. In pratica, chi lavora a Byoblu è sottopagato, se pagato, e non ha stabilità contrattuale. Al contempo, quanto guadagna personalmente Messora? Domanda lecita, posto che alla base del progetto di Byoblu vi è una dimensione etica, quasi filantropica. Perché se Messora guadagna quanto un suo collaboratore, allora è evidente che ci troviamo effettivamente innanzi ad un progetto etico. Ma se Messora si strapaga da solo e consegna all’indigenza i suoi collaboratori, allora il discorso cambia, radicalmente. Musso ha evidenziato che davanti alla tanto sbandierata trasparenza dei bilanci di Byoblu nessuno sa quanto guadagna personalmente Claudio Messora. Un dettaglio non di poco conto quando chiedi di stringere la cinghia agli altri per poi eventualmente beneficiarne in prima persona.

Ci saranno sempre coloro che difenderanno a spada tratta Messora, immemori del suo lavoro con la Casaleggio, Grillo e il M5S. Lo perdoneranno per la sua candidatura con Francesco Toscano al Parlamento italiano, lui “editore puro” fino ad un certo punto, come imparziale fino ad un certo punto. Ci sono quelli che lo difendono sostenendo che con i suoi soldi possa fare ciò che vuole. Appunto. Con i suoi soldi, con la sua tv, con la sua impresa.

A rilanciare le questioni poste da Lillo Massimiliano Musso è stato lo stesso intervistatore, Francesco Capo, che ha pubblicato un suo intervento sul punto. Lo riportiamo integralmente.
“In tanti mi avete chiesto cosa ne penso della situazione di Byoblu. Piccolo ripasso per chi non sapesse nulla con annessa premessa. Byoblu ha comunicato di essere in crisi a causa di una sentenza che la condanna per un risarcimento illegittimo di un suo ex dipendente. Ha fatto partire una campagna di donazioni che in un solo giorno, grazie alla generosità delle persone, ha raccolto più di 400 mila euro. Premessa: a Byoblu lavorano giornalisti bravissimi, che stimo, con molti dei quali sono in buoni rapporti e riconosco l’importanza del loro lavoro. Non entro nel merito della vicenda giudiziaria. Constato solo che il collega giornalista licenziato ha vinto in due gradi di giudizio, quindi un giudice e poi un collegio di giudici hanno riconosciuto come illegittimo il suo licenziamento. Per poter dire di più dovrei leggere le sentenze e sentire le due parti, ma non credo che sia necessario. Veniamo al dunque. La dignità e la responsabilità imprenditoriale imporrebbero di trovare altre fonti di sostentamento rispetto alle donazioni. Queste ultime possono andare bene in una fase di avvio e Byoblu ne ha beneficiato in misura enorme nella fase di start up e continua a beneficiarne. Quando cresci, le donazioni non posso essere la voce su cui costantemente contare o per uscire fuori da crisi o presunte tali. Io penso che le donazioni possano essere chieste prevalentemente da piccoli canali o da giornalisti singoli. Anche io che le chiedo, cerco comunque di trovare anche altre fonti di sostentamento. So bene che merito di riceverne e come me anche altri, che svolgono un lavoro importante. Fino a quando potrà andare avanti questo sistema delle donazioni? Rappresenta una giusta garanzia per le persone che lavorano a Byoblu e per le relative famiglie? Diciamo un’ulteriore verità. Da quando Byoblu ha lanciato questa campagna io ho ricevuto pochissime donazioni. Praticamente si sono bloccate. Sono sicuro che lo stesso potranno dire molti altri canali che fanno informazione indipendente e di farmi portavoce di una comune convinzione. Forse andavano trovate sin dall’inizio forme di solidarietà e cooperazione societaria. In questa situazione, ho la sensazione che siamo esattamente nel mondo neoliberista e turbo capitalistico che, a parole, critichiamo, dove ognuno è solo e siamo tutti contro tutti. Vita mea, mors tua. Byoblu adesso festeggia per la raccolta di oltre 400 mila e ringrazia voi cittadini per il capolavoro. Bravo Byoblu, viva Byoblu, lunga vita a Byoblu! Ma chi ha vinto? Vi sentite di aver vinto voi? Forse tutti stiamo perdendo e avremmo bisogno di nuove idee“.

Per la cronaca, il giornalista che ha vinto la sua vertenza di lavoro con Byoblu è Davide Porro.
Ma andiamo per ordine. Ecco l’intervista di Francesco Capo a Lillo Massimiliano Musso sul caso Byoblu.
Non è tardata la replica a distanza di Claudio Messora, intervistato da Rocco Cantautore.
Byoblu o Byobluff?
Byoblu è un progetto editoriale personale di Claudio Messora, che raccoglie donazioni dal 2008, quindi da circa venti anni. Tra il 2008 ed oggi, Claudio Messora ha avuto numerosi passaggi politici, con il M5S, con Gianluigi Paragone quando questi era ancora nella Lega, con Francesco Toscano e Marco Rizzo alle ultime Politiche. Del M5S è stato il responsabile per la comunicazione. Con Toscano e Rizzo è stato candidato alla Camera, capolista nel collegio plurinominale di Torino. Nel 2021 il salto di qualità. Youtube lo demonetizza, lui va in digitale. E arrivano valanghe di milioni di euro. Da chi arrivano? Da tanti cittadini convinti di finanziare una “TV dei cittadini”, mentre imperterrito Messora censura tutto il mondo del dissenso in Italia, favorendo spazio soltanto a Francesco Toscano, con cui oggi è in lite pubblica e giudiziaria, e Gianluigi Paragone, nel frattempo ritiratosi dalla scena politica. Claudio Messora ha certamente molti meriti, ma un demerito li copre tutti. È turbo-capitalista di seconda generazione. Cioé, fa il filantropo, a modo suo, con i soldi degli altri. Musso ha auspicato un dignitoso ripensamento di Messora sui fondamentali della vera partecipazione dei cittadini e degli effettivi strumenti di controllo. Molti utenti hanno chiesto un confronto pubblico tra i due: Musso ha accettato di confrontarsi con Messora, mentre Messora non ha fin qui accolto la richiesta. Restano nodi irrisolti enormi e nel quadro complessivo, come spesso accade, la vittimizzazione del carnefice ribalta la percezione della vera posta in gioco. Byoblu o Byobluff? Ce lo dirà il tempo, a prezzo caro per la democrazia e per i diritti del cittadino, posto che Byoblu è un tappo che impedisce la progressione di altri progetti comunicativi quantomeno di pari dignità, se non di maggior coerenza.