8 Agosto 2024

Il fallimento del meticciato globalista: la lezione dimenticata dell’Impero Romano

By Francesco Gerardi

Chi segue l’informazione libera lo sa. Tutti gli altri, i “normies”, lo hanno appreso solo in queste ore – e con molti filtri e distorsioni – tramite i soliti, tardivi e inqualificabili, media di regime. Le principali città del Regno Unito negli ultimi giorni sono state messe a ferro e fuoco da scontri tra cittadini autoctoni esasperati e cittadini di origine straniera. Le violenze si sono scatenate come reazione dei “locali” a un ennesimo e gravissimo fatto di cronaca che ha visto come protagonista un immigrato. Questa volta il fatto è avvenuto a Southport, dove un adolescente ruandese ha accoltellato a morte tre bambine di 6, 7 e 9 anni. Dopo le prime inevitabili proteste contro gli stranieri, si sono formate bande di immigrati, specialmente pakistani, armate di mazze e coltelli che hanno battuto i centri urbani di tutto il Paese al grido “queste strade sono nostre”, andando a caccia di cittadini bianchi anglosassoni. La crisi di rigetto da parte della popolazione anglosassone è stata talmente profonda ed eclatante da unire persino cattolici e protestanti a Belfast.

In tutto questo, stando ai testimoni e ai molti video in rete, la polizia è stata schierata di fatto a difesa degli immigrati, muovendosi con forza soltanto contro i manifestanti anti-immigrazione, tacciati ovviamente dal mondo mediatico e politico di xenofobia e di razzismo. Per di più, nelle ultime ore, il governo britannico ha evocato misure di compressione delle libertà, tipo lockdown in stile Covid, per contenere i disordini e minacciando di perseguire chiunque sui social condivida post considerati di “incitamento all’odio”. Insomma, il solito schema orwelliano di ribaltamento della realtà, in cui i buoni vengono fatti passare per cattivi, i deboli per forti, le vittime per aguzzini e viceversa.

Questi sono i fatti. Per quanto riguarda l’analisi, occorre essere chiari. La verità è che il meticciato, voluto e praticato scientificamente negli ultimi decenni dalle élite globaliste, è clamorosamente, quanto prevedibilmente, fallito. La gente in Europa occidentale è giustamente esasperata dall’intollerabile e destabilizzante presenza di una quantità eccessiva di immigrati che, è ora di dirlo con franchezza, non sono sempre e pienamente integrabili. L’immigrazionismo selvaggio, del resto, è sempre stata un’arma formidabile del potere, perché è polivalente, ossia agisce su più fronti: sul piano sociale, economico, culturale e politico. Distrugge le radici culturali tradizionali su cui storicamente si basa e trova linfa vitale la nostra civiltà europea; smantella i diritti dei lavoratori, guadagnati dopo secoli di lotte, importando una massa di nuovi schiavi pronti a lavorare a bassissimo costo; crea divisioni orizzontali nella popolazione e continue guerre tra poveri, grazie alle quali chi governa può prosperare; infine, fornisce a quel potere una base elettorale come contropartita del lassismo e della tolleranza cieca.

Abbiamo voluto dimenticare la grande lezione dell’Impero Romano, che fu per secoli sì una società multietnica, ma rigorosamente monoculturale. Durante la tumultuosa espansione di Roma, i Romani integravano le élite dei popoli assoggettati concedendo loro la cittadinanza e allettandole con la prospettiva della condivisione dei vantaggi che quello status comportava; includevano inoltre le divinità straniere nel loro pantheon, ponendo le basi di una serena romanizzazione dei vinti, ma pretendevano un’assimilazione pressoché totale da un punto di vista linguistico e culturale, giuridico e militare.

La soluzione a questo immane pasticcio arriverà solo quando sarà definitivamente crollato questo sistema putrescente e sarà iniziata la riconquista della nostra piena sovranità: solo una “de-immigrazione” concordata con i nuovi governi africani (e non solo) sovranisti, come quelli che stanno emergendo in questi anni in Mali, Niger, Burkina Faso e Ciad, e che si stanno ribellando al tallone coloniale francese, può risolvere alla radice il problema. Il rimpatrio forzato di queste masse di diseredati illusi e sfruttati dalla propaganda globalista è imprescindibile, ma non può certo bastare. L’Africa, continente meraviglioso e ricchissimo, deve tornare finalmente agli africani, grazie alla cessazione da parte dell’Occidente della plurisecolare rapina delle risorse naturali e ad una genuina collaborazione per far definitivamente partire la crescita economica.
Altro che “razzismo”, altro che “xenofobia”: solo chi ama davvero le grandi culture del mondo ha la forza di affermare la propria.