22 Settembre 2022

Il cattolicismo di Liberi in Veritate

By Il Corriere del Popolo

Ho subito notato in questi sedicenti esponenti del cattolicesimo in salsa “post-conciliare”, l’autoinvestitura in un abito che indossano goffamente. Come pagliacci al circo si muovono sotto la tenda di Santa Romana Chiesa, di cui hanno inteso “laicamente” assumere il ruolo di censori teologici e dottrinali. Sono talmente papisti da andare oltre il loro “papa”, di cui sostengono l’infallibilità e contestualmente il fallimento. Sono talmente cattolici, da avere superato il concetto meraviglioso di “universale”, così ritrovandosi ad essere “cattolicisti”, cultori di un’ideologia che allontana il cristianesimo dalle categorie dello spirito e immerge il Vangelo in un mare di opportunismo politico.

Ho avuto modo di incontrare alcuni fondatori di Liberi in Veritate. In particolare, Corrado Ruini e Francesco Fontana, mentre ho avuto diverse occasioni di confronto a distanza con Massimo Viglione. L’oggetto degli incontri è stato il tentativo di definizione di un’alleanza politica, arenata per la sostanziale ipocrisia che caratterizza il trio di vertice di LiVe, acronimo della locuzione italo-latina “Liberi in Veritate”, che richiama la parola inglese “live”.

Ho subito notato in questi sedicenti esponenti del cattolicesimo in salsa “post-conciliare”, l’autoinvestitura in un abito che indossano goffamente. Come pagliacci al circo si muovono sotto la tenda di Santa Romana Chiesa, di cui hanno inteso “laicamente” assumere il ruolo di censori teologici e dottrinali. Non sono né vescovi né cardinali, eppure pontificano. Non sono né filosofi né teologi, difatti farfugliano. Loro, laici critici sul “post-concilio”, sono il capolavoro del Concilio Vaticano II, che ha dato spazio ai laici in ambiti di dottrina che non dovrebbero competergli. A che titolo, infatti, un avvocato e un formatore professionale possono pretendere di indicare la via ad un’istituzione religiosa a cui non appartengono? Hanno preso i voti “vocazionali” o avrebbero voluto acchiappare i voti dei cattolici nelle competizioni politiche? Da quale pulpito omaggiano le masse dei credenti delle loro omelie?

Massimo Viglione, presidente di LiVe

Si son fatti simulacro di una fede che non hanno, alberi senza frutto e senza radice.

Sono talmente papisti da andare oltre il loro “papa”, di cui sostengono l’infallibilità e contestualmente il fallimento. Sono talmente cattolici, da avere superato il concetto meraviglioso di “universale”, così ritrovandosi ad essere “cattolicisti”, cultori di un’ideologia che allontana il cristianesimo dalle categorie dello spirito di inclusione e di accoglienza e immerge il Vangelo in un mare di opportunismo politico fondato sul settarismo e sulla discriminazione. Si son fatti simulacro di una fede che non hanno, alberi senza frutto e senza radice. Mi sono apparsi come le piantine di plastica; da lontano sembrano perfette, ma più ti avvicini più capisci che non hanno vita. Questi tre feretri imbiancati, non solo per l’età, sono perfettamente definibili come “Schiavi nella Menzogna”, posto che hanno palesato una certa capacità di mentire spudoratamente, senza ritegno. Alcuni esempi pratici, di cui vi è ampia “letteratura” e messaggistica: LiVe non nasce come partito, come da questi affermato negli imbonanti eventi di presentazione; verrebbe da chiedersi cosa sia la verità per queste persone, dal momento che apertamente narrano dei loro intenti di costituirsi in partito politico. LiVe, con il suo leader “Massimo” (Viglione), sostiene che non esistono in Italia partiti politici in grado di rappresentare le istanze avanzate da Mons. Carlo Maria Viganò. E quando qualcuno gli fa notare che il programma di Forza del Popolo non solo è in linea con quanto auspicato da Mons. Viganò ma che addirittura vi è la certezza che l’opzione politica in questione ne sia una fedele proiezione ante litteram, il trio dell’ipocrisia “banna”, “scancella”, “espelle”, mal digerendo la verità che li scalza dai sandali indossati per percorrere la via che porta alla poltrona. Si, care amiche e amici, è questo il punto.

Mario Mauro

Il profilo miserrimo di Liberi in Veritate, operazione di puro marketing politico volto ad incassare il voto di chi tra gli sprovveduti si fa convincere dalla mera dichiarazione di appartenenza ad un’area politica, senza approfondire il reale vissuto e la concreta ispirazione che anima l’agire politico

Quando Corrado Ruini, che non potrà smentirmi (me lo ha scritto lui e vi è data certa), mi invitava a valutare la figura di Mario Mauro (sic!), politico italiano di lungo corso, ministro della difesa nel governo Letta, parlamentare europeo per Forza Italia e Il Popolo della Libertà, senatore eletto con Scelta Civica di Mario Monti, trovava il mio sconcerto, perché mi disvelava il profilo miserrimo di Liberi in Veritate, operazione di puro marketing politico volto ad incassare il voto di chi tra gli sprovveduti si fa convincere dalla mera dichiarazione di appartenenza ad un’area politica, senza approfondire il reale vissuto e la concreta ispirazione che anima l’agire politico. Questi sono gli ipocriti di Liberi in Veritate, che consegniamo al prepensionamento politico e che ricorderemo, davanti agli uomini e sotto il Cielo, come simulazione di un atteggiamento morale non vero, come falso è stato ed è ogni loro comportamento.

Avv. Lillo Massimiliano Musso
Segretario Generale di Forza del Popolo