3 Marzo 2025

La sindrome del “tuttugualismo” di Giorgio Bianchi e degli influencer bastian contrari

By Il Corriere del Popolo

Qualcuno sa che diavolo succede a Giorgio Bianchi? Sì, è vero, al tempo del “Coviddi” alcuni avevano notato che il nostro avesse un po’ troppa fifa del cosiddetto “contagio”, ma poi, per fortuna, aveva compreso anche lui che si trattava di una colossale truffa e aveva invertito rapidamente la rotta. Bene. Ma adesso? Che gli è capitato?

Molti si saranno accorti che da qualche tempo Giorgio Bianchi, dopo aver passato anni a denunciare la follia del regime di Kiev, si è messo a solidarizzare apertamente con Zelensky e a criticare l’amministrazione Trump, così, di botto, provocando ovviamente l’indignazione di una parte cospicua del suo pubblico.

Sotto ai post in cui esterna “profonda pietà” per l’ex comico e sedicente presidente ucraino si sono scatenati dei thread chilometrici di commenti di gente allibita e dissenziente, che hanno raccolto centinaia di like. “Sembra un post di Mentana”, dicono. Non solo, ma in quelle stesse righe Bianchi si scaglia contro il “cinismo” americano, che prima manda al massacro i poveri ucraini e poi li umilia a reti unificate. Ovviamente queste posizioni, francamente inspiegabili, si sono manifestate soprattutto dopo la celeberrima rissa dello studio ovale, in cui il presidente e il suo vice sarebbero stati rei, a sentir Bianchi, di aver messo in piedi uno “spettacolo indecente” che li qualificherebbe nientemeno come dei “sadici malati” e, addirittura, delle “belve fameliche”. Insomma, per Giorgio Bianchi non c’è alcuna differenza tra questa amministrazione Trump e le precedenti: tutti – Obama, Biden, la Clinton e Trump stesso – sono per lui indistintamente complici e “coartefici del disastro”. Sono tutti uguali. Ecco: è proprio questo il punto: sono tutti d’accordo, come sostengono anche molti dei falsi controinformatori e come sosterrebbe un Orsini qualunque.

Con buona pace dello stesso Lavrov, ministro degli Esteri russo, che ha manifestato la sua stima per Trump, e di chi in questi anni ha cercato di dimostrare, con analisi dettagliate, che il MAGA è un’anomalia e Trump ha intrapreso azioni politiche decisive che hanno messo in crisi il deep state. Non esiste un’America, ma le Americhe sono due: quella del deep state dem-repubblicano e l’America del popolo.

Alla fine che differenza c’è tra questa posizione qualunquista di Giorgio Bianchi e quella degli atlantisti e guerrafondai fanatici? Facciamo così: se sono tutti uguali, allora caro Giorgio Bianchi inizi a sembrare uguale a Mentana e Parenzo anche tu.


L’errore di certi commentatori (e Giorgio Bianchi ne è soltanto un esempio, nulla contro di lui) è un peccato d’ingenuità: non riescono a mettere a fuoco la figura – del tutto anomala, lo concediamo – di Donald Trump. Parlano di “America” e di “Stati Uniti” come se tra Trump e le amministrazioni precedenti ci fosse una sostanziale continuità, quella che di fatto c’è sempre stata tra dem e repubblicani, al netto di qualche diversità. La loro capacità di analisi è fortemente condizionata da una certa miopia e da qualche rimasuglio ideologico novecentesco. Se non si intuisce che il fenomeno Trump ha rappresentato una frattura del potere delle élite globaliste trasversali a tutti i partiti e tutte le ideologie e che il MAGA è un’altra America, si va completamente fuori strada.

Francesco Gerardi


La live a commento di Lillo Massimiliano Musso