Che fare alle europee?
Per combattere la malattia il medico non ha bisogno di diventare malato. Se si ammala non avrà più la forza di guarire nessuno e alla fine lui stesso morirà.
In un processo l’avvocato non ha bisogno di diventare imputato. Se viene incriminato non avrà più modo di difendere il cliente e alla fine verranno entrambi condannati.
Per combattere la Ue non c’è alcun bisogno di farsi eleggere al Parlamento europeo. Se lo si fa, lo si legittima e si finisce per diventare parte di esso.
Per uscire dal regime europeo basta che il governo mandi una Pec a Bruxelles: “Consideriamo nulli tutti i trattati e gli accordi intercorsi perché mai ratificati dal Popolo italiano e gravemente lesivi della sovranità e dell’economia nazionale. A mai più risentirci, firmato: gli Italiani”.
Fine del discorso.
Del resto sono loro stessi a suggerircelo:
«La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta», scriveva Theodor Adorno, che era uno di loro, in “Minima Moralia” nel 1951. Ci hanno sempre apparecchiato scelte preconfezionate e ci hanno illuso che la libertà stesse nello scegliere tra quelle. Ma scegliere tra opzioni riconducibili tutte alla stessa regia, tra marionette controllate dallo stesso burattinaio, non è vera libertà. La libertà non sta nel cambiare canale, ma sta nel sottrarsi a tutto questo: buttiamo via il telecomando. Come Truman del “Truman show”, che alla fine del film esce dalla porta e abbandona il set cinematografico che ha costituito per anni la sua vita fittizia.
Cosa fare dunque alle elezioni europee? Semplice: disertiamo in massa le urne. Smettiamola di giocare al loro gioco perverso e il loro gioco dovrà finire.