Le dirette del Segretario Generale Lillo Massimiliano Musso – L’intervento del Presidente di Confederazione Pino Giuseppe Paolone
ULTIMO AGGIORNAMENTO: 3 Agosto 2026 – 4:33
Salve a tutti e benvenuti al Punto e Virgola del 3 agosto 2026.
Prosegue instancabile l’attività politica del Segretario Generale di Forza del Popolo, l’avvocato Lillo Massimiliano Musso che nella scorsa settimana ha pubblicato diverse dirette sui canali social del Partito compreso un comizio tenutosi domenica nella piazza di Ravanusa. Numerosi e diversi gli spunti politici che l’avvocato Musso ha portato all’attenzione non solo dei cittadini siciliani, ma che servono anche quale scuola politica rivolta ai dirigenti e militanti di Forza del Popolo. Uno dei punti più volte ribadito dal Segretario Generale è quello dell’incoerenza di diversi esponenti politici che nel tempo sono passati da posizioni vicine al popolo e quindi agli obiettivi di Forza del Popolo, a posizioni completamente allineate alla consueta linea politica delle forze oggi presenti nell’arco parlamentare, e disponibili a scendere a compromessi pur di ottenere visibilità pubblica e poltrone facili.
Martedì il Segretario Generale Aggiunto di Forza del Popolo Vitangelo Petrone ha pubblicato sul canale ufficiale di Forza del Popolo una nuova rassegna della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. In dettaglio ha riportato la Gazzetta Ufficiale n. 146 del 26/06/2026 sulla quale è stato inserito il Decreto Legge n. 107 del 26/06/2026 e inerente “Ulteriori interventi previsti dal PNRR”. Quindi ha presentato la Gazzetta Ufficiale n. 147 del 27 giugno 2026 sulla quale sono state pubblicate la Legge n. 111 del 12 giugno 2026 su Assistenza sanitaria per gli Italiani residenti all’estero e la Legge n. 112 del 26/06/2026 su Salario giusto e trattamento economico – Lavoro a termine – Famiglia e lavoro.
Venerdì il Segretario Generale di Forza del Popolo Lillo Massimiliano Musso ha pubblicato un post sulle pagine social del Partito esprimendo solidarietà alla comunità politica di Democrazia Sovrana Popolare, “cugina” negli ideali a Forza del Popolo. “Nonostante gli ingiusti attacchi a noi rivolti da Toscano, a cui abbiamo replicato fermamente in ogni sede – ha scritto il Segretario Generale –, ci sentiamo di condividere con gli attivisti e i dirigenti di DSP la preoccupazione per i reiterati tentativi di sviamento delle linee politiche originarie, fondanti dell’impegno comune. Puntualmente si manifestano in tutte le formazioni emergenti, sorte su un ben definito contenuto politico che precede le forme concretamente adottate, il tentativo di sviamento da impegni assunti formalmente in rogiti, assemblee e campagne elettorali. Quello operato in ultimo dall’On. Marco Rizzo in Democrazia Sovrana Popolare è palesemente l’ennesimo tentativo di annichilimento di una visione alternativa al sistema. Noi di Forza del Popolo – prosegue l’avvocato Musso – prendiamo atto di quanto avvenuto e riconosciamo dinamiche eterodirette che abbiamo dovuto fermamente fronteggiare anche al nostro interno. La grande comunità di Democrazia Sovrana Popolare sappia che non restiamo insensibili a quello che è successo, per quanto le responsabilità di Francesco Toscano siano piene, posto che lasciò indietro Forza del Popolo che lo aveva eletto capo politico per le Politiche scorse, mentre risolvendo unilateralmente un pre-accordo elettorale con noi preferiva unirsi a Marco Rizzo e molti altri, da tempo oramai allontanatisi dal suo partito. Si direbbe che chi è causa dei propri mali pianga se stesso, ma varrebbe solo per Toscano e il suo residuo cerchio magico. Per i militanti veri e sinceri di Democrazia Sovrana Popolare persistono il nostro rispetto e il nostro riconoscimento di valore sul campo nella pugna democratica. Noi di Forza del Popolo – conclude il Segretario Generale – abbiamo costruito sulla roccia e le intemperie ci hanno fortificati nella coesione e nella coerenza. Vedremo ora su cosa ha costruito Toscano la vostra casa comune.
L’avvocato Lillo Massimiliano Musso conclude il suo intervento citando un passo del Vangelo di Matteo: «Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande». (Mt 7,24–27)
Come di consueto nella prima puntata del mese, ho il piacere di ospitare il Presidente della Confederazione di Forza del Popolo Pino Giuseppe Paolone.
Riporto da Aria Buona Channel la notizia che il regime di Kiev è tornato alla sua campagna di bombardamenti.
Perdendo la guerra in prima linea, soffrendo per la mancanza di missili di difesa aerea e di uomini in età militare, l’Ucraina continua la sua guerra asimmetrica, altrimenti detta attacchi terroristici.
Sabato, un ordigno esplosivo improvvisato ha ucciso cinque persone e ne ha ferite altre 21 in un attacco a un ristorante nel centro di Mosca, dove un generale russo stava festeggiando il compleanno.
L’esplosione ha colpito il ristorante italiano Balzi Rossi, vicino a piazza Kudrinskaya, intorno alle 19:55 di sabato. Secondo il Comitato Nazionale Antiterrore, una donna non identificata ha tentato di introdurre un ordigno esplosivo artigianale nel ristorante, ma è stata fermata all’ingresso da una guardia giurata.
La donna e la guardia sono rimaste uccise nell’esplosione, insieme a uno dei clienti del ristorante. I feriti hanno riportato lesioni di varia gravità e stanno ricevendo assistenza medica, hanno dichiarato i funzionari.
Durante la trascorsa settimana ci sono tornate in mente delle date che hanno sicuramente segnato la nostra storia. Nella notte tra il 27 e il 28 luglio 1993, Cosa Nostra compie una serie di attentati con auto-bomba. A Milano, intorno alle 23:14, un’autobomba parcheggiata in via Palestro, davanti al Padiglione di Arte Contemporanea (PAC), esplose provocando una devastazione impressionante. L’ordigno, contenuto in una Fiat Uno imbottita di esplosivo, fu attivato con un timer. L’esplosione fu violentissima: causò la morte di Carlo La Catena, Sergio Pasotto e Stefano Picerno, vigili del fuoco; Angelo Ferrari, agente di polizia locale e Moussafir Driss, un cittadino marocchino senza fissa dimora che dormiva su una panchina nei pressi dell’esplosione. I tre vigili del fuoco erano intervenuti proprio dopo la segnalazione del Ferrari che aveva visto del fumo uscire da un’auto lì parcheggiata: aprendo il bagagliaio fecero scattare la trappola. La deflagrazione investì in pieno i presenti, distruggendo parte del PAC e danneggiando la vicina Galleria d’Arte Moderna e alcuni edifici circostanti. Sempre la stessa notte tra il 27 e il 28 luglio 1993 ma a Roma ci furono altre esplosioni, che provocarono diversi morti e feriti, effettuate anche qui tramite autobombe, che colpirono la Basilica di San Giovanni in Laterano e la Chiesa di San Giorgio in Velabro con una distanza di soli cinque minuti l’una dall’altra. Gli attacchi causarono 22 feriti ma nessuna vittima umana, provocando però ingenti distruzioni agli edifici storici e al Palazzo del Vicariato. Gli esecutori materiali includevano mafiosi come Pietro Carra, Cosimo Lo Nigro e Gaspare Spatuzza, mentre i mandanti erano i vertici di Cosa Nostra, tra cui Salvatore Riina, Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro. Le bombe furono una rappresaglia contro la lotta alla mafia, in risposta all’invettiva di Papa Giovanni Paolo II contro Cosa Nostra pronunciata ad Agrigito nel maggio 1993, e facevano parte di una più ampia strategia eversiva che includeva la strage di via Palestro a Milano, avvenuta poco prima. Il 2 agosto, ma del 1980, ricordiamo la Strage di Bologna, il più grave atto terroristico in Italia nel secondo dopoguerra. Alle 10:25 di quel sabato, una bomba esplose nella stazione centrale, causando 85 morti e oltre 200 feriti; gli esecutori materiali, appartenenti ai NAR, furono condannati definitivamente, mentre rimangono oggetto di indagine i mandanti, con recenti sentenze del 2025 che hanno confermato le colpe di altri imputati coinvolti nel depistaggio o nella copertura.
Ma il 27 luglio 1992, otto giorni dopo la strage di Capaci e quella di via D’Amelio, a Palermo viene assassinato il commissario anti-racket Giovanni Lizzio. Nato a Catania, sposato e padre di due figlie, l’ispettore capo iniziò a lavorare come poliziotto a Napoli. Dopo alcuni anni venne trasferito presso la squadra mobile nella sua Catania. Nei molti anni di servizio, indagò in maniera capillare sia sulle cosche mafiose tradizionali che su quelle emergenti, divenendo, in virtù delle sue vaste conoscenze in merito, una sorta di archivio vivente per l’intera questura, oltre che uno dei poliziotti più conosciuti nella città etnea grazie ai molti arresti di mafiosi effettuati. Al momento dell’omicidio, Lizzio era passato da un anno al nucleo anti-racket della questura di Catania. In quegli anni la maggior parte degli imprenditori catanesi pagava il pizzo, ma grazie alle indagini di Lizzio molti estorsori furono arrestati. In particolare, una decina di giorni prima di essere assassinato, Lizzio aveva eseguito una serie di arresti contro un clan mafioso cittadino.
Prima di concludere vi ricordo che il Segretario Generale di Forza del Popolo Lillo Massimiliano Musso ha avviato la campagna elettorale per le prossime elezioni politiche, invitando coloro che si volessero rendere disponibili e unirsi al partito ad inviare una mail all’indirizzo elezioni@forzadelpopolo.org.
Dandovi quindi appuntamento alla prossima settimana per il consueto Punto e Virgola, ringrazio Eleonora Pagoaga, il Presidente della Confederazione Pino Giuseppe Paolone e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione e tutti voi per l’ascolto di questa puntata, ricordandovi che La nostra coerenza e l’incoerenza degli altri ci porteranno ad un sicuro successo.