Matrix, Platone e il mito della caverna

LA Πολιτεία, ossia la “Repubblica”, non è solo l’opera più importante di Platone, il suo capolavoro, ma è, senza dubbio alcuno, il trattato più rivoluzionario della filosofia antica e una delle cinque opere filosofiche più importanti della storia. In estrema sintesi, in essa Πλάτων (Pláton) pone le fondamenta di una nuova civiltà – che è poi quella in cui viviamo ancora oggi, venticinque secoli dopo – basata sul pensiero concettuale astratto. Infatti è in questo lungo dialogo, diviso in 10 libri, che Platone ribalta il paradigma che fino a quel momento era stato proprio della cultura greca, e antica in genere, e che era fondato sulla poesia e il PENSARE PER IMMAGINI, per avanzarne uno nuovo fondato sui CONCETTI e la filosofia.
Il cosiddetto MITO DELLA CAVERNA altro non è che una grande allegoria, senz’altro la più famosa tra quelle rese celebri dagli scritti platonici, che è posta proprio all’inizio del VII libro della Repubblica (da 514A a 517A). È il mito che riassume l’intero pensiero di Platone: la metafisica, la gnoseologia, la dialettica, l’etica e la mistica.
Vediamo cosa racconta:
Immaginiamo degli uomini che abitino all’interno di una caverna e che siano incatenati in modo da non poterne vedere l’ingresso, posto in alto e alle loro spalle, ma solo la parete di fondo. Immaginiamo poi che dietro questi prigionieri ci sia un muro alto poco più di un uomo, oltre il quale, nascosti alla vista, passino continuamente persone che trasportano sollevata in alto, e quindi visibile oltre il muro, una serie di oggetti raffiguranti tutte le cose. Immaginiamo anche che dietro a questi trasportatori vi sia un grande fuoco, e che fuori dall’oscurità della caverna splenda il sole. In ultimo, immaginiamo che i trasportatori parlino tra di loro e che l’eco trasporti le loro voci nel fondo della caverna, dove si trovano i prigionieri. Ora, questi ultimi non potrebbero vedere altro che le ombre, proiettate sulla parete di fondo, degli oggetti trasportati dagli uomini dietro al muro, e sentirebbero le loro voci per effetto dell’eco senza però capire la loro provenienza, e le attribuirebbero alle ombre stesse. Per questo genere di strani e sfortunati prigionieri le ombre e le voci sarebbero l’UNICA E VERA REALTÀ. Ma se uno di loro riuscisse a liberarsi dalla catene, potrebbe, voltandosi, scorgere gli oggetti trasportati oltre il muro, comprendendo che quelli sono più veri delle ombre che vedeva prima e che continuano a vedere i suoi compagni incatenati. E se poi gli riuscisse di uscire dalla caverna, dopo aver lentamente abituato gli occhi alla luce potrebbe gradualmente vedere le cose reali e, infine, il sole. Resosi conto della situazione, vorrebbe senza dubbio tornare nella caverna e liberare i compagni; il problema, però, sarebbe proprio quello di convincere gli altri ad essere liberati. Infatti, dovendo riabituare gli occhi all’ombra, passerebbe del tempo prima che il prigioniero liberato possa tornare a vedere distintamente al buio; durante questo periodo sarebbe oggetto di scherno da parte dei prigionieri. Inoltre, questa sua temporanea inabilità influirebbe negativamente sulla sua opera di convincimento e, anzi, potrebbe spingere gli altri prigionieri ad ucciderlo, se tentasse di liberarli e portarli verso la luce, per non subire il dolore dell’accecamento.
Ora, confrontate questo racconto con il film Matrix: troverete una sovrapposizione perfetta. Il prigioniero che si libera è Neo, l’eletto, gli altri prigionieri sono invece il resto dell’umanità ignara e dormiente dentro una realtà illusoria. Gli uomini che trasportano gli oggetti dietro al muro e che alimentano l’illusione dei prigionieri sono gli agenti Smith della situazione. E la stessa reazione violenta dei suoi compagni di schiavitù, non appena colui che si libera (ossia il vero filosofo) tenta di aprire loro gli occhi, è perfettamente descritta dalle parole di Morpheus:
“Devi capire che la maggior parte di loro non è pronta per essere scollegata. Tanti di loro sono così assuefatti, così disperatamente dipendenti dal sistema, che combatterebbero per difenderlo”.