Mattarella: “Ho promulgato leggi che non condividevo, ma era mio dovere farlo”. Sconcertante confessione di inadeguatezza del capo dello Stato italiano
Lo scuotimento da parte di Elon Musk dell’autarchia esistente in Italia di un pezzo di magistratura oggettivamente politicizzata ha provocato tutta una serie di reazioni a catena, le cui scosse di assestamento non sono ancora esaurite. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è sentito toccare nel vivo dalle dichiarazioni del magnate americano, sia perché è il capo dello Stato, sia perché è il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, sia perché dovrebbe svolgere il ruolo di garante per l’applicazione pratica del dettato costituzionale.

Il 13 novembre scorso, l’avv. Lillo Massimiliano Musso, segretario generale di Forza del Popolo, in un’appassionata diretta su Facebook ha indicato le precise responsabilità politiche di Sergio Mattarella per l’omesso svolgimento del suo ruolo di garante della Costituzione. In particolare, l’avv. Musso, dopo avere spiegato la differenza tra l’indipendenza dell’ordine giudiziario dal potere esecutivo (art. 104 Costituzione) e l’imparzialità del magistrato tra le parti (art. 111 Costituzione), ha puntato il dito su Mattarella, ricordando che questi ha promulgato leggi palesemente affette da profili di illegittimità costituzionale ed emanato decreti-legge in difetto dei presupposti stabiliti dall’art. 77 della Costituzione.
Non è tardata la replica di Sergio Mattarella, che ha letteralmente ammesso di avere fatto passare tutto. Se è vero che il Presidente della Repubblica non può interferire sul piano politico sulle decisioni del Parlamento, d’altra parte, sul piano della legittimità costituzionale questi ha il dovere di impedire l’entrata in vigore di atti, normativi del parlamento o del governo, che si presentino in palese violazione della Costituzione. Peraltro, Mattarella è stato membro della Corte Costituzionale ed ha le competenze necessarie per esprimere di suo un primo vaglio di costituzionalità. Inoltre, dispone di un apposito ufficio legale per il vaglio delle norme che devono passare il suo vaglio, promulgazione o emanazione che sia.
Per giustificarsi, Mattarella ha detto: “Soltanto in un caso posso non farlo, quando rilevo che in quella legge in quel testo approvato dalle Camere, vi sono evidenti contrasti con la Costituzione, evidenti incostituzionalità. In quel caso ho il dovere si non promulgare”. Ebbene, Mattarella ha disatteso il suo dovere di non promulgare la legge di ratifica del decreto Ucraina, ad esempio. Nonché tutte le leggi di ratifica dei decreti legge della farsa pandemica, per palesi profili di discriminazione sociale, in violazione degli articoli 2, 3 e 32, tra gli altri, della Costituzione italiana. E a monte ha disatteso al suo dovere di non emanare i decreti legge dei Governi Conte-bis e Draghi Mario, dacché in palese difetto dei presupposti indicati dall’art. 77 della Costituzione (necessità e urgenza). Da tutto ciò si evince che il garante della Costituzione non riesce a svolgere il suo compito, quanto più non abbia mai profferito una sola parola sulla totale illegittimità costituzionale dei Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, i famigerati DPCM.
Il capo dello Stato, nel pieno di un incontro a Roma con l’Osservatorio Permanente Giovani-Editori, in cui non vi è traccia di giovani e ove spiccano i volti di editori e direttori delle principali testate “giurassiche”, ha detto di sé di essere “arbitro“, auspicando che “i giocatori mi aiutino. No ai fortilizi contrapposti“, così ulteriormente rimarcando il suo desiderio di quieto vivere rispetto al suo ruolo di giudice del rispetto delle regole in Italia. Come a dire “boni, boni ragazzi, boni“. L’ennesima paternale di chi non da segni di adeguatezza ad un ruolo di mediazione del naturale conflitto politico in condizioni di sua imparzialità sostanziale. E che ritiene, pur conservando le prerogative e i privilegi del Presidente della Repubblica, di quietamente condursi nella vita rimuovendo l’ostacolo alla sua serena vecchiaia, cioè il conflitto politico, che è il sale della democrazia. Anziché, dunque, chiedere il rispetto delle regole, si appella alla buona coscienza di tutti con un paternale e patetico “boni, boni ragazzi, boni“. Mentre, d’altro canto, come arbitro si cimenta a picchiare coloro che politicamente non sono allineati alla sua narrativa di “pro-europa”, “pro-euro”, “pro-nato”, “pro-oms”, “pro-israele”, “pro-ucraina”, “pro-mutamento climatico”, “pro-vax”.
In queste sue sortite, Mattarella ha mostrato un volto molto diverso, meno “pacificante” o conciliante e più di parte estrema, prendendo posizioni politiche nette in diretto antagonismo rispetto ad un quadro politico sopravveniente, persino rispetto ad una mutata posizione dell’opinione pubblica italiana. E qui l’arbitro ci picchia…