Un fallimento annunciato: TELEPATRIA di Mario Improta (che ha rubato l’idea a Lillo Musso)
Nell’ampio fronte del dissenso italiano opera una serie di personaggi in cerca d’autore che hanno tirato su il “Grande Circo del Dissenso”. Figuranti, figurine e imbonitori d’ogni sorta son pronti a spartirsi la torta del dissenso, con vocazione alle poltrone paragonabile all’ardore degli arrembanti della prima ora del Movimento 5 Stelle. I 5 stelle hanno fatto scuola e da essa esce fuori il fumettista (a tratti fumetto egli stesso) Mario Improta, in arte Marione, romano d’origini calabresi con un passato nel MoVimento di Beppe Grillo, poi vicino alle posizioni della Lega, poi candidato con Gianluigi Paragone, oggi vicino a Sara Cunial e Luca Teodori e a fianco di tale Giampaolo Bocci, leader del movimento Italexit ed ex pupillo di Gianluigi Paragone.

Marione è indubbiamente tra i più grandi vignettisti a livello planetario; e non è un’esagerazione. Le sue vignette sono sagaci e taglienti. Come pochi, Mario Improta è autore di una satira mai banale, ficcante, sul pezzo. Genio e sregolatezza, disardorno quantomeno nelle sue scelte politiche, Improta le rappresenta come un Cassano o Balotelli nel calcio. Grande talento, ottima visione ma poi, perso in un bicchiere d’acqua.

Un anno fa, erano i primi di dicembre 2024, Mario Improta veniva coinvolto da Lillo Massimiliano Musso nella realizzazione di un format televisivo, apripista di un più ampio progetto comunicativo. L’idea, spiegata pubblicamente da Musso, consisteva nel programmare attività comunicative finalizzate alla affermazione di una syndacation in grado di distribuire contenuti di matrice politica a più piattaforme social, siti web e canali per raggiungere un sempre più vasto pubblico. Al contempo, l’operazione sarebbe servita per garantire ai comunicatori professionisti di avere un adeguato supporto economico.

Il format apripista si sarebbe chiamato “Guida Euroscettica per i Sovranisti”, sarebbe stato finanziato interamente da Forza del Popolo per la direzione di Mario Improta e avrebbe avuto cadenza settimanale. Tra gli accordi, Mario Improta godeva della totale libertà nella linea editoriale, mentre Forza del Popolo raggiungeva i suoi fini politici attraverso la propagazione di un pensiero forte in tema di superamento dell’Unione Europea e dell’Euro. Nel progetto erano direttamente coinvolti Alessandro Bordi, responsabile nazionale della comunicazione di Forza del Popolo, Francesco Gerardi, responsabile nazionale dei rapporti con la stampa di Forza del Popolo, Lillo Massimiliano Musso, segretario generale di Forza del Popolo. Questi ultimo provvedeva a predisporre con mezzi propri tutto il necessario e a farsi preautorizzare dal Comitato Politico Nazionale di Forza del Popolo per la spesa necessaria, a carico del partito, per la produzione e la distribuzione del format.
A meno di due settimane dall’inizio delle registrazioni, Mario Improta proponeva di intervistare Marco Rizzo e Francesco Toscano, questi ultimo proprietario e direttore di Visione TV, canale utilizzato settimanalmente per insultare Forza del Popolo. Lillo Massimiliano Musso spiegava ad Improta l’inopportunità di intervistare due antagonisti diretti di Forza del Popolo, cioè dell’editore del format televisivo, anche perché l’idea originaria sarebbe stata quella di dare voce ad esponenti di Forza del Popolo. A tali evidenze, Improta reagiva con furore accusando pubblicamente Musso di volergli imporre la linea editoriale.
Musso gli replicava spiegando che non era in discussione la linea editoriale, bensì la scelta degli ospiti da intervistare.
Alla fine della fiera, la situazione divampava davanti all’opinione pubblica con un epico scontro a distanza tra Musso e Improta. Come siamo soliti ad assistere, a mo’ di caterpillar Musso polverizzava Improta e affermare ciò non è tifoseria, ma presa d’atto. Vedasi il seguente video.
Mesi dopo, Mario Improta, dopo avere tentato di rifondare una sorta di M5S con un’operazione chiamata dei 600 per la selezione dei candidati al Parlamento, ha lanciato il progetto TELEPATRIA, Web TV indipendente, partecipativa e popolare per l’Italia sovrana e la difesa della libertà. Praticamente ha clonato il progetto di Lillo Massimiliano Musso consegnandolo in mano a Giampiero Bocci di Italexit e di Ugo Rossi di Insieme Liberi.


Un fallimento annunciato: il varo della TV è stato subordinato alla raccolta di 150.000 euro all’anno, mentre la raccolta fondi è ferma ad oggi a 2.331 euro.