20 Giugno 2026

Divorzio tra Rizzo e Toscano. Cosa cambia nel fronte del dissenso

By Il Corriere del Popolo

ULTIMO AGGIORNAMENTO: 20 Giugno 2026 – 11:29

Il pomo della discordia è sempre lui: Roberto Vannacci. Il generale già al servizio della NATO colpisce ancora e affonda, in ordine, Insieme Liberi, assorbendo un Ugo Rossi abbandonato dalla sua base, Indipendenza, assorbendo un Gianni Alemanno in procinto di uscire da Rebibbia, ed ora anche Democrazia Sovrana e Popolare, assaporando l’ingresso in Futuro Nazionale del comunista di estrema destra Marco Rizzo. Il Generale Vannacci non guarda in faccia a nessuno. Imbarca chiunque, con l’imperativo categorico kantiano con cui l’Italia entrò nella seconda guerra mondiale. Era il 10 giugno 1940. Per Benito Mussolini, «La parola d’ordine è [era] una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all’Oceano Indiano: vincere! E vinceremo!, per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all’Italia, all’Europa, al mondo».

Roberto Vannacci a sostegno della candidatura di Marco Rizzo alla Presidenza della Regione Umbria. Si è votato il 17 e 18 novembre per eleggere il Consiglio regionale e la Presidenza della giunta regionale. Nonostante l’endorsement di Roberto Vannacci, Marco Rizzo, appoggiato da due liste, ha di poco superato l’1%.

Sappiamo come è finita, tanto che quella parola d’ordine è oggi sinonimo di retorica fallimentare. Se la storia rimane un’ottima insegnante, Vannacci avrebbe, in applicazione dei metodi che suggerisce ad esempio sulla separazione delle classi tra normodotati e disabili, le orecchie allungate, le nocche delle mani arrossite e starebbe dietro la lavagna. Perché Vannacci ripete un mantra oscuro da una parte, al popolino scemo, e costruisce alleanze dall’altra, con aspiranti politicanti e trombati vari. “‘Ndo cojo cojo“. Peraltro, non è detto che Vannacci, altresì ribattezzano Wannaci con richiamo a Wanna Marchi o Vannax con riferimento alla sua posizione favorevole sull’obbligo vaccinale, andrebbe ad imbarcare effettivamente tutti, quindi anche Marco Rizzo.


Giugno 2026. Si arriva alla rottura tra Francesco Toscano e Marco Rizzo.

Con un video pubblicato su Facebook, Marco Rizzo precisa di essere stato autorizzato formalmente dalla direzione nazionale di Democrazia Sovrana Popolare per rendere pubblica la notizia di una frattura politica all’interno del partito. Per Marco Rizzo, la maggioranza del partito disconoscerebbe la linea di Francesco Toscano.

Non tarda la risposta di Francesco Toscano.


Come rilevato da più parti, il generale Vannacci è diventato la cartina di tornasole della politica italiana, capace di dividere non soltanto destra e sinistra, ma perfino quell’area rossobruna che prova a mescolare sovranismo, populismo e vecchie suggestioni comuniste. Lo scontro si consuma ai vertici del partito guidato da Marco Rizzo, già militante del Pci, poi di Rifondazione e dei Comunisti Italiani. Una resa dei conti che rischia di trasformarsi in una vera e propria guerra interna. Sul tavolo c’è una domanda semplice solo in apparenza: alle prossime Politiche Dsp correrà da sola oppure potrà aprire a future convergenze con il movimento del generale?

In ogni caso, DSP si avvia allo sfaldamento. Già scarsamente presente sui territori, sono lontani i tempi in cui Toscano dirigeva diecimila tesserati. Gran parte della classe dirigente ha mollato DSP da un pezzo. Ora la frattura che in verità era nell’aria da molto tempo. Voci di corridoio e mormorii avevano lasciato trapelare la cosa, con un Marco Rizzo impegnato a giocarsi le carte per restare al comando di DSP liberandosi di Francesco Toscano e questi ultimo a resistergli. Comunque vada al congresso nazionale convocato in via straordinaria da Toscano nella sua veste di presidente sarà la fine di DSP. Il congresso si terrà, come annunciato da Francesco Toscano, il 28 luglio 2026 a Roma. Si preannuncia il funerale delle aspirazioni politiche di entrambi. Difatti, Toscano resterebbe privo di classi dirigenti. Lo hanno abbandonato nel frattempo Antonello Cresti ed Enzo Pennetta, tanto per dire. Rizzo, dal canto suo, non avrebbe merce di scambio per Vannacci, conclamandosi all’esito di un congresso a lui favorevole come detentore di una scatola vuota. A Vannacci interessa il dissenso, non Rizzo né Toscano. Ed il dissenso vero non è in DSP, non vi è mai stato. Prima non si sapeva, ora lo si sa. Lo sanno pure le pietre. Con la fine dell’asse Rizzo-Toscano, DSP si indebolisce al punto da scomparire. Resta sul campo nella variegata area del dissenso solo Forza del Popolo.


Le ombre di Vannacci valgono una minoranza del Paese. Polarizzare tutto su una macchietta nera sarebbe il più grande errore. Si dovrà affermare la sovranità nazionale come necessità per la libertà e non come pomposo orgoglio di sudditanza ad uomo truce. Procediamo con l’idea che vale l’egemonia, la libertà. Viva Forza del Popolo.
Lillo Masssimiliano Musso

Con riferimento alla questione, Lillo Massimiliano Musso, segretario generale di Forza del Popolo, ha commentato: “Le ombre di Vannacci valgono una minoranza del Paese. Polarizzare tutto su una macchietta nera sarebbe il più grande errore. Si dovrà affermare la sovranità nazionale come necessità per la libertà e non come pomposo orgoglio di sudditanza ad uomo truce. Procediamo con l’idea che vale l’egemonia, la libertà. Viva Forza del Popolo“. Su Rizzo e Toscano, Musso ha preferito non infierire limitandosi a dire: “Sono lieto che il tempo mi stia dando ragione su tutta la linea“.