Gianni Alemanno torna in carcere per violazione degli obblighi di sorveglianza. E c’è già chi la vuol buttare in caciara…
La condanna definitiva a 22 mesi di carcere fu stabilita per Gianni Alemanno all’esito di un rocambolesco procedimento penale in cui dapprima fu indagato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, poi per corruzione, infine per traffico illecito di influenze.
La vicenda processuale
Il 2 dicembre 2014 viene indagato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa , corruzione aggravata e finanziamento illecito nell’ambito dell’inchiesta di Mafia Capitale riguardante le infiltrazioni di un’organizzazione mafiosa che avrebbe fatto capo a Massimo Carminati, ex NAR e Banda della Magliana arrestato insieme ad altre 27 persone, nel tessuto imprenditoriale, politico ed istituzionale della città, attraverso un sistema corruttivo finalizzato ad ottenere l’assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici dal Comune e dalle aziende municipalizzate, con interessi anche nella gestione dei centri di accoglienza degli immigrati e nel finanziamento di cene e campagne elettorali tra cui appunto quella dell’ex sindaco Alemanno. Tra gli arrestati e tra gli indagati figurano parecchi dirigenti pubblici nominati dallo stesso Alemanno o comunque persone vicine a lui e già coinvolte nello scandalo Parentopoli come Franco Panzironi nell’Azienda Municipale Ambiente e segretario della fondazione di Alemanno, Riccardo Mancini, amministratore di EUR SpA e tesoriere della campagna del 2008, Fabrizio Franco Testa in ENAV-Techno Sky, nonché alcuni componenti della giunta del predecessore di Alemanno Walter Veltroni. Luca Odevaine, il gestore dell’accoglienza dei migranti anch’egli indagato, in una conversazione con un collaboratore e il responsabile di una coop, accusa Alemanno e il figlio di aver fatto quattro viaggi in Argentina con valigie piene di soldi; i Ros hanno verificato un solo viaggio avvenuto in occasione di un Capodanno non trovando riscontri. Il 18 dicembre 2015 viene rinviato a giudizio per i reati di corruzione e finanziamento illecito ai partiti. Secondo l’accusa Alemanno avrebbe ricevuto centoventicinquemila euro dal ras delle cooperative Salvatore Buzzi. Il 7 febbraio 2017 il gip Flavia Costantini decide di archiviare l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Rimane in piedi l’accusa di corruzione e finanziamento illecito. Il 10 gennaio 2018 inizia il processo per corruzione. L’8 febbraio 2019 la Procura di Roma chiede una condanna a 4 anni e mezzo per corruzione e 6 mesi per finanziamento illecito, più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la confisca di 223500 €, l’equivalente dell’importo che secondo il PM tra il 2012 e il 2014 sarebbe finito alla fondazione di Alemanno, ritenuto “l’uomo politico di riferimento dell’organizzazione Mafia Capitale”. Il 25 febbraio seguente viene invece condannato dalla seconda sezione penale del Tribunale di Roma a 6 anni di reclusione ed alla confisca di 298500 €; inoltre per due anni non potrà contrattare con la pubblica amministrazione e risulterà interdetto per tutta la durata della pena. Il giudice penale ha altresì condannato Gianni Alemanno a risarcire il danno cagionato sia ad Ama che a Roma Capitale, da liquidarsi in sede civile, fissando una provvisionale di 50 000 euro a favore di entrambi gli enti danneggiati. Il 23 ottobre 2020 la condanna a 6 anni viene confermata in appello; il sostituto procuratore generale aveva chiesto però 3 anni e 6 mesi di reclusione. L’8 luglio 2021 il sostituto procuratore generale della Cassazione ha chiesto ai giudici di confermare la condanna a sei anni di reclusione, chiedendo un nuovo processo in merito alle pene accessorie. I giudici tuttavia hanno annullato senza rinvio le accuse per corruzione ed hanno deciso un nuovo processo di appello per rideterminare la pena, riqualificando il reato in traffico di influenze per la vicenda dello sblocco dei pagamenti di EUR Spa. Il 18 febbraio 2022 nell’appello bis ordinato dalla Cassazione per rideterminare la pena, è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione per traffico d’influenze dai giudici della IV sezione penale della Corte d’Appello di Roma, pena poi commutata in lavoro socialmente utile presso la struttura SoSpe-Solidarietà e Speranza di suor Paola D’Auria. In seguito a trasgressioni nel rispetto di tale pena alternativa, sconta dal 31 dicembre 2024 un residuo di pena nel carcere di Rebibbia.
ALEMANNO E LA FABBRICA DEI MARTIRI
Il commento di Francesco Gerardi

Parliamo dell’arresto – assurdo, non c’è che dire – di Gianni Alemanno. Storico esponente della destra sociale dell’MSI prima e di AN poi, deputato di lungo corso, ministro dell’Agricoltura nei Governi Berlusconi II e III, sindaco di Roma, l’uomo non è propriamente un novizio della politica, anche se ora fa il leader del partitino “anti-sistema” (tra molte virgolette) “””””Indipendenza “””””. Alemanno è reo, secondo un giudice, di aver violato gli obblighi dei servizi sociali. Intanto chiariamo che l’arresto è la conseguenza della revoca dell’affidamento ai servizi sociali concesso dopo la condanna definitiva ad un anno e dieci mesi di reclusione per “traffico di influenze illecite” nell’ambito dell’inchiesta “Mondo di Mezzo”. Ora, la prima reazione di una persona con il minimo sindacale di materia grigia sarebbe naturalmente quella di indignarsi. Ma come? In un Paese in cui a momenti non va in galera nemmeno un omicida reo confesso per motivi abbietti, mettono al gabbio, in modo spettacolare l’ultimo dell’anno, uno che non costituisce certo un pericolo per la società e che, per giunta, entro pochi mesi avrebbe espiato l’intera pena?! Oltretutto, qualcuno potrebbe anche ipotizzare che le posizioni sovraniste dell’ultimo Alemanno potessero infastidire i piani alti. Per cui, ecco arrivare la misura punitiva del Sistema, che fa nascere immediatamente un sentimento di simpatia verso l’uomo e il politico, il quale automaticamente, così martirizzato, assurge a simbolo e capro espiatorio.

Calma e gesso, gente. La cosa va esaminata senza farsi prendere dall’emotività. Alemanno è Sistema. Da sempre. Non arrivi a ricoprire quelle cariche politiche apicali se non sei Sistema. Non facciamoci fregare sempre allo stesso modo, suvvia… Se il sistema compie un’operazione così inutilmente spettacolare contro un suo esponente, è altamente probabile che sia per produrre l’ennesima marionetta per controllare il dissenso, di quelle che negli ultimi anni sono state fabbricate in serie. Adesso sono talmente alla frutta che persino uno con l’appeal di un attaccapanni come Alemanno è diventato il martire perfetto da provare a imporre come leader di un’area che quanto ad acume, spiace dirlo, lascia un po’ a desiderare. A certificare il tutto, una specie di sigillo di garanzia, un bollino Chiquita, puntuale come un treno proiettile giapponese: è arrivata nel giro di poche ore la solidarietà del duo Rizzo&Toscano. Tutto chiaro ragazzi?
La solidarietà non è mancata da Roberto Fiore.

Solidarietà anche da Mario Adinolfi, che con il suo lungo messaggio offre la reale chiave di lettura di questi eventi, puntualmente strumentalizzati per fini politici.


Solo che i conti di Visione Tv non sono stati chiusi. Un giornale ne ha parlato, Toscano si è vittimizzato ed è passata l’idea dell’effettiva chiusura dei conti correnti, che non è avvenuta. Una strategia della tensione che paga in termini di visibilità e di donazioni. È chiaro che si muovono ancora mondi di mezzo…