Per Francesco Toscano dietro Cateno De Luca vi è la mafia?
È gravissimo l’atteggiamento di Francesco Toscano, Marco Rizzo e Democrazia Sovrana e Popolare, che, con precise illazioni, indicano il progetto “Sud chiama Nord” di Cateno De Luca come proiezione politica di interessi malavitosi.
Chiediamo a Toscano e compagni la prova di quello che sostengono.
Difatti, DSP con i suoi più accreditati portavoce, in primis l’improbabile Tabaroni, sta diffondendo in questi giorni pubblicamente un sinallagma pericoloso, ovvero che l’idea del federalismo meridionalista sia collegata all’iniziativa di Cosa Nostra.
Se in passato così è stato con riferimento all’interesse di contesti malavitosi ben delineati, peraltro approdati nella fondazione di Forza Italia, della cui giunta Toscano è stato assessore al Comune di Gioia Tauro dal 2015 al 2016, altrettanto vero è che l’autonomismo e il federalismo a trazione meridionale non può sussumersi tout court a categoria di esclusivo appannaggio di criminali intenzionati a scalare le istituzioni democratiche con il cavallo di Troia della lotta al centralismo statuale.
Prova ne sia il movimento di Pino Aprile, lontanissimo da qualunque ipotesi di cointeressenza con la malavita organizzata. Prova ne siano i movimenti come Siciliani Liberi del prof. Massimo Costa e dell’avv. Giuseppe La Rosa, prova ne sia lo stesso movimento fondato da Francesco Toscano nel 2019 chiamato “Risorgimento Meridionale” che ha candidato Diego Fusaro alla carica di Sindaco di Gioia Tauro. Lo stesso leghismo meridionalista di Toscano con Risorgimento Meridionale per l’Italia, per la stessa logica alla Tabaroni, sarebbe una proiezione della volontà politica dei malavitosi?

La preoccupazione che investe tutto il cosiddetto fronte del dissenso rispetto alle propalazioni di Toscano e compagni origina da un clima di diffamazione continua perpetrata attraverso l’uso di mezzi di comunicazione che consentono a Toscano e compagni di esprimersi senza alcun contraddittorio, nel perfetto stile mainstream. Ogni giorno Toscano dalla sua incensurata emittente televisiva su Youtube offende e denigra chi non asseconda le sue mire espansionistiche, giungendo a screditare gravemente persino i suoi stessi interlocutori politici. Qui non si intesse alcuna difesa d’ufficio di Cateno De Luca, che peraltro come linea editoriale non riconosciamo nemmeno lontanamente come esponente politico di interessi realmente popolari. A noi turba la modalità di conduzione dell’attività politica di un piccolo “berlusconi” che con metodi da piccolo “piduista” ha creato nel “fronte del dissenso” una piccola area “mainstream” ad uso e consumo delle sue piccole aspettative. Si sappia, in modo che sempre meno persone possano cadere nella trappola comunicativa di un personaggio che non merita alcun credito politico e che millanta supremazia morale ed egemonia culturale in un fronte che lo ha da tempo disconosciuto definitivamente.