Piacenza, arrestato per abusi sessuali il Primario star del Covid19
Ma perché è stato arrestato il dott. Michieletti? Nel frattempo, Michieletti è stato licenziato dall’ASL di appartenenza.

Per il giornale “Il Piacenza”, Emanuele Michieletti non è un medico normale. È un noto medico primario dell’Ospedale Civile di Piacenza. Perché noto? Lo vediamo tra poco. Per la Questura di Piacenza: «Le indagini delegate alla Squadra Mobile di Piacenza sono state svolte anche grazie ad intercettazioni telefoniche ed ambientali, ed hanno permesso di cristallizzare un inquietante scenario all’interno dell’ospedale. Il primario sottoposto agli arresti domiciliari compiva – fa sapere la polizia in una nota ufficiale – sistematicamente atti sessuali ai danni di dottoresse ed infermiere in servizio nel reparto da lui diretto. Le vittime, in stato di soggezione ed intimorite da eventuali conseguenze pregiudizievoli, a livello lavorativo o familiare, se si fossero opposte, subivano quotidiani abusi sessuali. In almeno due casi, la condotta è arrivata anche a configurare il delitto di atti persecutori per la continuità con cui le vittime venivano costrette a subire gli atti sessuali, con il timore di ripercussioni nel caso avessero scelto di sottrarsi agli abusi».
Si tratta di rapporti sessuali completi o di rapporti orali e non meramente di sgradite avances o indesiderate toccatine. Con piena compartecipazione. Il suo ufficio è stato un troiaio continuo, con inermi e disponibili donne, compiacenti, passive o persino complici, che non denunciando hanno ottenuto per anni il quieto vivere lavorativo o vantaggi di carriera. Un troiaio.
«Le indagini della Squadra Mobile – spiegano da viale Malta – hanno permesso in un ristrettissimo arco temporale di raccogliere numerosissimi elementi a carico del primario per condotte ai danni di altre collaboratrici, dimostrando come l’aggressione alla querelante non fosse un caso isolato. Le immagini registrate (peraltro nel ristretto arco temporale di un mese e mezzo) nello studio all’interno dell’Ospedale permettevano di acclarare il compimento pressoché quotidiano di atti sessuali in orario di servizio. Durante i 45 giorni di monitoraggio attivo mediante l’utilizzo di ambientale audio/video sono stati rilevati 32 tra episodi di violenze sessuali, rapporti sessuali completi, rapporti orali».
«A rendere però complesse le indagini, – proseguono gli inquirenti – è stato il clima di forte omertà all’interno del Reparto, che ha portato diverse vittime a essere reticenti in prima battuta con gli investigatori circa quello che stavano patendo. Nel corso delle indagini, una seconda dottoressa, appositamente invitata in Questura, decideva di sporgere denuncia e raccontare degli abusi subiti, per poi ritirarla il giorno successivo per timore delle conseguenze lavorative e familiari. Sono al momento diverse le vittime individuate che hanno confermato gli abusi sessuali, ma, come i video e le immagini estrapolati dimostrano chiaramente, si tratta solo di parte delle donne costrette a subire atti di violenza. Di fatto, il primario compiva atti sessuali con quasi tutte le donne che varcavano da sole la porta del suo ufficio, all’occorrenza chiudendole nella stanza e bloccandole. Sebbene siano stati anche registrati all’interno dell’ufficio dei rapporti sessuali consenzienti con alcune operatrici, peraltro nell’orario di servizio, nella maggior parte dei casi le condotte erano espressione di atteggiamenti prevaricatori, evidenziati dalle riprese audio-video».
«Il primario – spiega la polizia – veniva definito come un uomo “potente” sia per il ruolo all’interno dell’Ausl sia per le sue “conoscenze”, e tale posizione determinava nel personale sanitario una forte soggezione, derivante anche dal fatto che esporsi nei suoi confronti avrebbe comportato ripercussioni nella vita lavorativa e personale. L’ambiente ospedaliero si è dimostrato gravemente omertoso ed autoreferenziale, in quanto le condotte prevaricatrici del primario erano da tempo note a gran parte del personale, tanto che lo stesso si vantava nei discorsi con colleghi uomini di quanto compiva ai danni delle vittime, ricevendo in talune occasioni persino suggerimenti sugli atti sessuali da compiere in futuro».
«Le violenze all’interno del reparto poi non hanno certamente giovato agli utenti, in quanto le operatrici erano costantemente turbate dagli abusi che erano costrette a subire, ed il primario per contro distratto dal costante impulso sessuale dalle proprie attività lavorative, che avrebbe dovuto essere orientate esclusivamente al benessere dei pazienti a lui affidati», conclude la nota.
Per approfondire,
«Abusava di dottoresse e infermiere del suo reparto», arrestato un primario dell’ospedale di Piacenza
https://www.ilpiacenza.it/cronaca/abusava-di-dottoresse-e-infermiere-del-suo-reparto-arrestato-un-primario.html
© IlPiacenza
Ma perché Emanuele Michieletti è “noto” come “noto primario”?
Michieletti è quel tizio che ad aprile 2020 millantava di avere scoperto un sistema per anticipare la vulnerabilità del paziente Covid. “Queste indicazioni consentiranno di evitare di dimettere persone con sintomi lievi che invece, con tutta probabilità, andranno incontro a un peggioramento grave e rapido delle proprie condizioni”. Per fortuna, la sua scoperta non ha avuto seguito. Tuttavia, ha avuto i suoi quindici minuti di popolarità già nel 2020.
Coronavirus. Incrocio del quadro radiologico con quello clinico per prevedere decorso malattia. Una ricerca dell’Ospedale di Piacenza (Nota di Redazione. QUESTA RICERCA NON HA POI AVUTO SEGUITO, A CAUSA DELLA SUA INFONDETTA SCIENTIFICA).

L’équipe di Radiologia diretta da Emanuele Michieletti ha passato in rassegna 236 pazienti “incrociando”, per ciascun caso, la valutazione fatta con la Tac con altre caratteristiche del paziente (età, presenza di altre patologie e valori riscontrati con gli esami del sangue). Il sistema ha fatto emergere indicazioni cliniche pratiche per prevedere la prognosi più probabile della persona positiva. Lo studio pubblicato su Radiology.
22 aprile 2020 – È possibile capire se un paziente positivo al Covid-19, in fase iniziale della malattia, debba restare in ospedale perché rischia di peggiorare velocemente, o se invece sia possibile e sicuro curarlo a casa? Per i radiologi di Piacenza sì. L’équipe di Radiologia diretta da Emanuele Michieletti ha infatti passato in rassegna il quadro radiologico e clinico di 236 pazienti riuscendo a mettere a fuoco indicazioni cliniche pratiche per prevedere la prognosi più probabile della persona positiva. Uno studio ritenuto molto importante e negli scorsi giorni pubblicato sulla rivista americana Radiology, riferimento globale del settore.
“Abbiamo passato in rassegna il quadro radiologico e clinico di 236 nostri pazienti- racconta in una nota diramata dalla Regione Emilia Romagna il radiologo Davide Colombi-. Piacenza, così duramente colpita della diffusione della malattia da SARS-CoV-2, purtroppo ha potuto fornire una casistica scientificamente rilevante. Abbiamo lavorato con il maggior rigore possibile, per far emergere elementi utili al confronto”. L’équipe del dottor Michieletti ha preso in esame, per ogni caso, la porzione di polmone sana, risparmiata dalla polmonite, e ha “incrociato” la valutazione fatta con la Tac con altre caratteristiche del paziente: età, presenza di altre patologie e valori riscontrati con gli esami del sangue. Questo ha consentito di far emergere le indicazioni cliniche pratiche.
“Queste indicazioni – evidenzia Michieletti- consentiranno di evitare di dimettere persone con sintomi lievi che invece, con tutta probabilità, andranno incontro a un peggioramento grave e rapido delle proprie condizioni”.
“In tutto il mondo – spiega il primario di Radiologia – e soprattutto, oggi, nel continente americano, il numero delle persone che accedono all’ospedale è troppo alto rispetto alle opportunità di ricovero. È quindi fondamentale scegliere: ci siamo chiesti quali indicazioni fossero utili per selezionare coloro che possono essere curati in sicurezza al domicilio dai pazienti che, invece, è meglio tenere in ospedale. Abbiamo cercato di mettere subito a disposizione la nostra difficilissima esperienza in prima linea delle scorse settimane perché potesse essere utile a quanti stanno affrontando le stesse criticità solo in questa fase”.
“Lo studio, accettato per la pubblicazione sulla rivista americana Radiology dopo una dettagliata revisione – sottolinea il direttore generale dell’Ausl di Piacenza, Luca Baldino – apre nuovi scenari per la gestione dei pazienti Covid-19 che accedono in ospedale. La portata del lavoro della nostra équipe e la ricaduta pratica, soprattutto negli Stati Uniti, è facilmente intuibile. Basti pensare che nella sola New York si registrano 4.500 nuovi casi positivi ogni giorno; gli ospedali non possono accoglierli tutti. Ecco perché la rivista Radiology ha pubblicato celermente lo studio e lo ha valorizzato attraverso tutti i propri canali di comunicazione. Non possiamo che essere orgogliosi dell’intuizione dei nostri radiologi e della loro capacità di mettere subito a disposizione del mondo scientifico mondiale i dati di quello che per noi è stato un momento altamente drammatico, con la speranza che altrove possano trarre profitto dalla nostra esperienza”.
Grande soddisfazione per il risultato raggiunto dal parte dell’assessore alla Salute Raffaele Donini. “Mentre veniva gestita un’emergenza senza precedenti- commenta – la nostra sanità pubblica si è mostrata in grado di sviluppare un prezioso lavoro di ricerca, che ha suscitato un grande interesse a livello internazionale. Non possiamo che essere orgogliosi di questo successo, che offre nuove, concrete speranze nella lotta al virus; e lo siamo ancor più perché viene da Piacenza, la provincia più colpita dell’Emilia-Romagna dal Coronavirus, dove le strutture e il personale sanitario sono stati sottoposti, e ancora lo sono, a un’enorme pressione. La professionalità e il valore dei nostri professionisti e operatori, che costituiscono la vera ricchezza della nostra sanità pubblica- conclude Donini- dimostrano ancora una volta come investire in sanità debba essere una priorità: noi continueremo a farlo, con impegno sempre maggiore. Guardando a chi ogni giorno, sul campo, mette a disposizione competenze, ingegno, passione, a servizio del bene comune”.