Sessant’anni senza JFK

SONO trascorsi sessant’anni dall’attentato di Dallas e dopo tutto questo tempo sull’omicidio di JFK non abbiamo ancora una risposta ufficiale chiara e definitiva. Le uniche certezze che abbiamo provengono dalle coraggiose inchieste di figure isolate, come quella di Jim Garrison, all’epoca procuratore distrettuale di New Orleans, e di alcuni ricercatori e studiosi indipendenti che nel tempo hanno dimostrato l’impossibilità di quella che per troppi decenni è stata la verità ufficiale, sostenuta dall’FBI e dalla Commissione Warren: ossia che Lee Harvey Oswald aveva agito da solo. Oggi sappiamo che la tesi dell’assassino solitario era totalmente infondata e che Oswald fu soltanto un comodo capro espiatorio. Tutti gli elementi concorrono invece a comporre un quadro molto più inquietante, che chiama in causa pezzi e apparati deviati dello Stato: alte sfere delle forze armate, dei servizi segreti, delle banche, dell’industria delle armi e del petrolio. Sì, sicuramente a Dallas, quel giorno, ci fu una massiccia cospirazione.
Kennedy nel suo mandato aveva licenziato Allen Dulles, direttore della CIA, e voleva frantumare l’agenzia per depotenziarla, voleva disimpegnarsi dal Vietnam, disdire la corsa alla Luna, porre fine alla Guerra Fredda e, soprattutto, intendeva distruggere il potere della Federal Reserve con l’emissione di denaro privo di interessi. Per inciso, l’ultimo presidente a emettere denaro a credito era stato Abramo Lincoln e sappiamo come finì: fu ucciso da un “assassino solitario”. Forse un po’ troppo curioso, no?
Per noi italiani il golpe mascherato che ha eliminato John Kennedy non può che ricordare un caso dalle analogie impressionanti e di cui quest’anno è ricorso il 45esimo anniversario: l’attentato ad Aldo Moro. Entrambi gli statisti si erano opposti a poteri ben precisi ed erano determinati a cambiare un certo status quo, e se avessero avuto successo oggi vivremmo in un mondo molto diverso.
Uno dei tanti modi per non dimenticarci del loro sacrificio, della loro grande lezione civile, forse quello più concreto ed efficace, è mettere in pratica la loro concezione del servizio, ciò che Kennedy espresse in modo indimenticabile il 20 gennaio del 1961, durante il suo discorso di insediamento: non chiediamoci cosa il nostro paese può fare per noi, ma ciò che possiamo fare noi per il nostro paese.
«Il grande nemico della verità molto spesso non è la menzogna: deliberata, creata ad arte e disonesta; quanto il mito: persistente, persuasivo ed irrealistico. Credere nei miti ci concede la comodità di avere un’opinione senza la scomodità di dover pensare».
(John Fitzgerald Kennedy)