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NON ha fatto in tempo a consumarsi l’agghiacciante vicenda di Giulia che già era partito il coro dei tribuni della plebe: politicanti, opinionisti, giornalisti e influencer di sesso maschile, tutti a intonare il ritornello grottesco delle scuse preventive alle donne per il solo fatto di essere uomini. Per fortuna c’è anche chi inizia a intuire che queste sceneggiate sono insensate, hanno una regia precisa e fanno parte di una precisa strategia, applicata da anni scientificamente e militarmente sulle piattaforme social, l’arma di distrazione di massa e di addormentamento più potente mai vista nella storia. Lo schema è sempre lo stesso, quello della colpa collettiva, che ha funzionato prima con l’antisemitismo, poi con il razzismo e la cancel culture e che ora viene applicato al “femminicidio”. Il neologismo, del resto, è sempre sintomatico: come se non fosse sufficiente parlare di omicidio, l’uccisione pura e semplice di un essere umano.
Il fatto è che il potere teme un pensiero autonomo e critico, e alimenta costantemente gli scontri irrazionali tra avverse tifoserie attraverso la creazione a tavolino di etichette che impediscono di ragionare e dividono le persone (e mai come in questi anni i creatori di parole d’ordine sono stati attivi nell’invenzione di nuovi “ismi” per denigrare chi ha osato pensare, a torto o a ragione, in autonomia).
La colpa collettiva questa volta va quindi attribuita al genere maschile. Io non so se lo avete capito, ma da anni assistiamo ad un attacco concentrico dei centri di potere transnazionale nei confronti delle fondamenta biologiche, storiche, culturali e tradizionali delle nostre istituzioni sociali al fine di produrre uno sradicamento dell’essere umano che favorisca l’affermarsi di una società antiumana: il transumanesimo. Ma come lo schema è sempre il medesimo, così è l’antidoto: la logica. Quelli che promuovono la colpevolizzazione di un’intera categoria quando un delitto è commesso da un maschio bianco ed eterosessuale sono gli stessi che accolgono stupri e violenze compiuti da immigrati irregolari specificando che non bisogna generalizzare e che è inaccettabile criminalizzare un’intera categoria.
Decidetevi.