9 Dicembre 2023

L’8 settembre e la perdita della sovranità italiana

By Francesco Gerardi

PEGGIO dell’Italia di Mussolini fu l’Italia di Badoglio. Provocazione, assurdità?Probabilmente no. Oggi i tempi sono maturi per riconsiderare la portata storica di quello che non fu solo il giorno della vergogna, ma l’inizio di una innegabile sottomissione politica e culturale che, dopo la breve esaltazione del miracolo economico, ci ha trascinato in una via crucis pluridecennale di declino industriale, irrilevanza culturale e perdita di identità.

Il duce, sul finire degli anni Trenta, condusse il Paese nel baratro di una guerra tragica che non poteva essere vinta (e in cui, però, si sarebbero potuti evitare molti errori e sofferenze: dalla mancata occupazione di Malta, spina nel fianco britannica nel cuore del Mediterraneo, all’inutile strage della spedizione russa, solo per citare i più macroscopici. Ma questa è un’altra storia).

Il maresciallo Badoglio, però, consegnò definitivamente il Paese in mani altrui, quelle alleate, sacrificando per (almeno) gli ottant’anni a venire la nostra sovranità.

Con l’armistizio di Cassibile dell’8 settembre del ‘43, infatti, ebbe inizio la breve occupazione nazista dell’Italia centro-settentrionale che fu il preludio di un’altra occupazione, estesa a tutto il Paese e ben più longeva: quella americana e atlantista. Perché risulta evidente a chiunque non si crogioli nel mondo dei sogni che quella massiccia presenza militare, politica e culturale si è da sempre configurata come una vera e propria operazione neocoloniale, tanto più subdola e dannosa proprio perché ammantata di un’illusoria libertà. Quando ci saranno basi militari italiane negli Stati Uniti e il presidente americano dovrà consultarci prima di prendere qualunque decisione politicamente rilevante, allora potremo parlare non più di un’occupazione, ma di un’alleanza. Decenni di questa falsissima retorica antifascista e liberale hanno raggiunto l’acme con il clamoroso paradosso di questi ultimi due anni: i “partigiani” e gli “antifascisti” che manifestano nelle piazze sventolando i vessilli dei nazisti ucraini e invocando i guerrafondai della Nato come salvatori.