UNITAH! Unitevi e partiti. Dopo l’onestah di pentastellata memoria e “lo dice la scienzah” burioniana, ecco il nuovo mantra delle élite: confondentevi
Immaginiamo un pastore che conduce il gregge in piena autostrada e lì lo abbandona. Un’ecatombe. Così appare agire oggi il sistema.
Tipico delle élite. Offrire ai propri oppositori la soluzione. Definirne l’agenda. Imporne la leadership. Del resto, cosa più preserva un sistema? La cooptazione dei suoi stessi oppositori, attraverso la radicalizzazione delle posizioni in campo e l’estromissione dal dibattito pubblico delle vere alternative. E qui entrano in campo i cosiddetti “gatekeeper”, termine improprio ormai comunemente utilizzato per indicare coloro che si infiltrano nel campo politico avversario per avvelenarne i pozzi, guastarne il clima, minarne i ponti, per distruggere dall’interno ogni organizzazione che si cimenti nel tentativo di buttare giù un sistema politico e sostituirlo con uno nuovo.
In tal senso, il gatekeeping si è raffinato. Non mira più a distruggere dall’interno, ma a condurre le masse al macello. Immaginiamo un pastore che conduce il gregge in piena autostrada e lì lo abbandona. Un’ecatombe. Così appare agire oggi il sistema. Inserisce capipopoli alla guida delle sue opposizioni con il proposito di condurre le organizzazioni oltre una linea di non ritorno, superata la quale può considerarsi fallito ogni proposisto di rovesciamento del sistema, che vince non alle urne, ma prima, nel momento in cui si scongiura anche la più pallida e remota possibilità di avere un Governo alternativo, che presuppone una maggioranza parlamentare e a monte un movimento popolare che coinvolga milioni di persone.
Il sistema non vince alle urne, ma prima, nel momento in cui si scongiura la possibilità di avere un Governo alternativo.
Oggi il mantra delle élite è “unitah”, come lo fu “onestah” di grillina memoria. Si richiama petulantemente ad un concetto meraviglioso, antisatanico per eccellenza, posto che il “Diavolo è colui che divide”; antitotalitarista per antonomasia, posto che i totalitarismi hanno sempre fondato il proprio dominio sul “dividi et impera” del popolo non unito. Ed è un concetto a tratti divino. “Ut unum sint“, intitolava Giovanni Paolo II nell’auspicio dell’unità tra Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa, artistico, come in “Imagine the people” in cui John Lennon sognava l’unità dei popoli senza le divisioni promosse dai centri di potere. Per la realpolitik, è mantra snervante: l’unità del centrodestra, l’unità del centosinistra, l’unità dell’unità, fino a perdere il senso di ogni impegno politico.
“Unità” da mantra diviene fine dell’agire. E ci si incarta. E la democrazia salta dalle questioni di principio all’opportunità politica del momento, quindi all’opportunismo di chi furbo nella festa dell’unità ci si imbuca e si sistema a vita.
UNITAH! Unitevi e partiti. Dopo l’onestah di pentastellata memoria e lo dice “la scienzah” burioniana, ecco il nuovo mantra delle élite: confondentevi. Che nessuno distingua le identità, che tutti siano uniti nella menzogna.