26 Marzo 2025

Lo “strano comunista” Marco Rizzo e storia del graffito sui muri di Torino “Rizzo pelato servo della NATO”

By Il Corriere del Popolo

I suoi ex compagni e detrattori del Partito Comunista dei Lavoratori – una delle molteplici micro sigle di estrema sinistra spuntate dalle continue scissioni interne dopo la disintegrazione del comunismo negli scorsi decenni – lo hanno definito lo “strano comunista”.

E si racconta anche che sui muri di Torino, la sua città natale, nel 1999 campeggiasse il graffito “Rizzo pelato servo della NATO”.

Insomma, Marco Rizzo – deputato italiano ed europarlamentare di lungo corso, oggi nella doppia veste di uomo immagine e macchinista del partito del dissenso Democrazia Sovrana e Popolare – è sempre stato un personaggio molto divisivo, uno che a sinistra definivano un “comunista di destra”. Ma come nacque questa nomea?

MARCO RIZZO

Tutto si originò nel 1998, quando Rizzo, con Cossutta e Diliberto, era stato uno degli artefici della nascita del Partito dei Comunisti Italiani dopo una lacerante scissione “di destra” da Rifondazione Comunista. Come qualcuno ricorderà, il segretario di Rifondazione Comunista Fausto Bertinotti nell’ottobre del 1998 annunciò il suo passaggio all’opposizione facendo venire meno la fiducia al governo di centrosinistra di Romano Prodi.

Armando Cossutta con Gianni Agnelli

Armando Cossutta, presidente del partito, per evitare la caduta del governo più europeista e atlantista di sempre guidò la fronda del gruppo parlamentare di Rifondazione, senza però riuscire nell’operazione di salvataggio: per un solo voto il Prodi I cadde lo stesso. Ma ad andare a casa, a Bologna, fu praticamente soltanto Prodi stesso.

Dopo pochi giorni gli oppositori interni di Bertinotti fondarono il PdCI, di cui Rizzo fu coordinatore della segreteria, di fatto il numero tre dopo Cossutta e Diliberto. L’intenzione del nuovo partito era quella di fornire una stampella alla maggioranza di centrosinistra. Una manovra parlamentare a quel punto fece nascere un nuovo governo, stavolta con Baffino Massimo D’Alema presidente del Consiglio.

Era la prima volta che un ex comunista (D’Alema, ma davvero?) diventava premier. In quella compagine, così come nella successiva del rimpasto del D’Alema II, trovarono posto due cossuttiani di ferro e compagni di partito di Rizzo: Oliviero Diliberto andò alla Giustizia e Katia Bellillo agli Affari regionali. Quindi quello fu il governo di Rizzo, a tutti gli effetti, posto che della segreteria di quel partito ne era coordinatore. Senza quel partito di Rizzo il Governo non avrebbe avuto i numeri per la fiducia. E, in effetti, quel partito di Rizzo votò la fiducia al Governo.

Per la cronaca, come molti hanno ricordato ultimamente, in quell’esecutivo Sergio Mattarella fu vicepremier con delega ai servizi segreti e poi ministro della Difesa (nel D’Alema II e nel successivo governo Amato). Fu però anche il governo che partecipò all’operazione Allied Force, la campagna militare della NATO contro la Repubblica Federale di Yugoslavia: ricordate i famigerati bombardamenti sulla Serbia di Slobodan Milosevic che nel 1999 provocarono alcune migliaia di morti (tra cui 89 bambini)?

 

 

Ecco. Oggi Rizzo si risente quando gli si ricorda questa vicenda e i suoi uomini, Francesco Toscano per primo, si affrettano a gridare alla diffamazione e a ricordare che Marco Rizzo non è mai stato al Governo e che non ha mai votato la guerra in Yugoslavia: tutto vero, ma sono argomenti che suonano un po’ capziosi, un po’ delle supercazzole, non vi pare?

Per molti anni, fino a tempi più recenti, Marco Rizzo è stato presentato in TV come esponente di Comunisti Italiani

È vero che Rizzo non fu mai al governo e che non votò mai la guerra (anche perché una votazione non ci fu). Ma quello che rimane nella storia (infame) di quell’aggressione di un Paese sovrano senza il consenso dell’ONU e in barba all’articolo 11 della Costituzione, è che il partito di cui Rizzo era alto dirigente non ritirò mai la fiducia a chi mise a disposizione di un’operazione bellica sostanzialmente illegale un dispositivo aeronavale imponente, che tra l’altro costò ai contribuenti italiani molte decine di miliardi di lire: aerei da combattimento, batterie antiaeree, navi.

Potevano fare come Bertinotti e non lo fecero. In un articolo del 2018 sul sito del Partito Comunista dei Lavoratori si legge una ritratto non molto lusinghiero di Marco Rizzo e una ricostruzione di quei fatti: «Il buon Rizzo – lo accusano quelle malelingue degli ex compagni (NdR) – non mosse un dito contro l’appoggio del suo partito al governo di guerra, anche quando una minoranza dei delegati del PdCI ad un congresso del partito sollevò obiezioni (salvo poi capitolare con il profondo argomento che tanto la guerra… stava per finire con la vittoria della NATO)».

E ancora, segue un ritrattino assai impietoso: «Nella storia del Partito Comunista – che è poi in realtà sostanzialmente la storia del grande capo Rizzo – pubblicata sul sito del partito rizziano si afferma che il rapporto tra lui e gli altri dirigenti del PdCI cominciò ad incrinarsi all’epoca della guerra del Kosovo cui egli “cercò inutilmente di opporsi” (sic!). Nemmeno Sherlock Holmes riuscirebbe a trovare il minimo indizio di tale opposizione, e la sua conclusione rivolta al suo fido assistente non potrebbe essere che una: “Elementare Watson: Rizzo mente”.

Dopo la fine di questa guerra e, successivamente, del governo D’Alema, Rizzo cercò di accreditarsi come il capo della “destra” del PdCI. Nel 2001 si pronunciò contro la partecipazione del PdCI alle manifestazioni contro il G8 a Genova sulla base del motivo per cui non erano presenti i lavoratori (ovviamente la FIOM e il sindacalismo di base non contavano niente). Nel 2003, mentre si stava discutendo dell’ipotesi della costituzione di un “Partito del Lavoro”, in pieno Comitato Centrale del PdCI Rizzo affermò testualmente: “il Partito del lavoro c’è già, e Cofferati è il suo capo”. Questo mentre Cofferati si pronunciava, insieme a governo e Confindustria, per il boicottaggio del referendum per l’estensione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Nel 2005, al Parlamento europeo, insieme all’astronauta Guidoni si distinse dal resto del gruppo della Sinistra Europea (GUE). Il futuro sovranista, infatti, feroce nemico della UE e dell’euro, votò a favore dei trattati europei, mentre tutto il GUE, con un minimo di dignità, votava contro».

Sergio Cofferati

Checché se ne pensi al riguardo, rimane un dato di fatto: Marco Rizzo è un politico di professione che ha attraversato indenne tutte le stagioni della politica italiana dalla Prima Repubblica ad oggi: dal PCI degli anni ‘80 alla Camera dei deputati per tre legislature e all’Europarlamento. Oggi che è approdato su posizioni sovraniste e anti sistema, dice spesso cose condivisibili.

Solo viene da chiedersi: dopo una vita intera in politica, perché non si riposa un po’ e non si gode il vitalizio?


Formazione del I Governo D’Alema

10 ottobre 1998

Il Presidente della Repubblica inizia le consultazioni per risolvere la crisi di Governo. Scalfaro incontra i Presidenti del Senato Mancino e della Camera Violante.

12 ottobre 1998

Proseguono le consultazioni: il Capo dello Stato riceve i rappresentanti dei gruppi misti del Senato e della Camera, della Sudtiroler Volkspartei (SVP), della Vallèe D’Aoste, le delegazioni del partito di Rifondazione comunista (guidata da Bertinotti), della nuova formazione dei Comunisti italiani di Cossutta, dell’Unione democratica per la Repubblica (UDR) e della Lega Nord.Proseguono le consultazioni: il Capo dello Stato riceve i rappresentanti dei gruppi misti del Senato e della Camera, della Sudtiroler Volkspartei (SVP), della Vallèe D’Aoste, le delegazioni del partito di Rifondazione comunista (guidata da Bertinotti), della nuova formazione dei Comunisti italiani di Cossutta, dell’Unione democratica per la Repubblica (UDR) e della Lega Nord.Proseguono le consultazioni: il Capo dello Stato riceve i rappresentanti dei gruppi misti del Senato e della Camera, della Sudtiroler Volkspartei (SVP), della Vallèe D’Aoste, le delegazioni del partito di Rifondazione comunista (guidata da Bertinotti), della nuova formazione dei Comunisti italiani di Cossutta, dell’Unione democratica per la Repubblica (UDR) e della Lega Nord.

13 ottobre 1998

Le consultazioni si concludono con i colloqui con le rappresentanze del Polo (Forza Italia, Alleanza nazionale e Centro cristiano democratico-CCD), dell’Ulivo e con gli ex presidenti della Repubblica Giovanni Leone e Francesco Cossiga. In serata il Presidente della Repubblica affida al Presidente del Consiglio dimissionario Prodi un preincarico con il compito di “verificare l’esistenza di un sostegno parlamentare certo, che gli consenta la formazione del Governo” e di riferire ”nel piu’ breve tempo possibile”.

14 ottobre 1998

Si svolgono, a Montecitorio, le consultazioni informali di Prodi con i gruppi parlamentari per verificare se esistono le condizioni per ottenere da Capo dello Stato l’incarico di formare un nuovo Governo. Il presidente del Consiglio incontra la delegazione dei Comunisti italiani, seguita da quella dell’UDR. Nel pomeriggio si tiene a Palazzo Chigi il vertice dell’Ulivo convocato da Prodi, cui partecipano i rappresentanti dei Democratici di sinistra (DS), del Partito popolare italiano (PPI), dei Verdi, di Rinnovamento Italiano, dei Socialisti democratici, dell’Unione Democratica, dei repubblicani, della Rete e il leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro.

15 ottobre 1998

Prodi si reca al Quirinale per riferire sull’esito del “preincarico” e comunica al Capo dello Stato che le difficolta’ incontrate nel raggiungimento del compito affidatogli non gli hanno consentito di giungere a conclusioni positive e pertanto rimette il mandato ricevuto al Presidente della Repubblica. Il Capo dello Stato inizia un secondo giro di consultazioni: sono ascoltati i Presidenti del Senato e della Camera, le rappresentanze dell’ Ulivo, del Polo per le Liberta’, della Lega Nord, dell’ UDR e dei Comunisti italiani.

16 ottobre 1998

Scalfaro termina le consultazioni ricevendo le rappresentanze del gruppo misto della Camera e del Senato e gli ex Presidenti della Repubblica Cossiga e Leone. Scalfaro conferisce quindi a Massimo D’Alema, utilizzando la stessa formula usata per Prodi, un preincarico per “verificare l’esistenza di un sostegno parlamentare certo, che consenta la formazione del Governo”. D’Alema viene ricevuto dal Presidente della Camera Violante e dal Presidente del Senato Mancino.

17 ottobre 1998

D’Alema inizia a Montecitorio le consultazioni, incontrando i rappresentanti delle forze politiche che dovrebbero sostenere il suo Governo (Ulivo, Comunisti italiani e UDR).

19 ottobre 1998

Si concludono le consultazioni: in mattinata D’Alema ha colloqui con gli esponenti del Polo guidati da Berlusconi, con il leader di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti e con la delegazione della Lega Nord. Nel pomeriggio D’Alema convoca a Montecitorio una riunione collegiale dei presidenti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato dell’ Ulivo, dei Comunisti italiani e dell’UDR, nel corso della quale viene discussa e approvata una bozza di accordo programmatico. D’Alema si reca quindi al Quirinale per riferire al Capo dello Stato sui risultati della verifica compiuta circa la sussistenza di una maggioranza parlamentare disponibile a sostenere il nuovo Esecutivo e riceve dal Presidente Scalfaro un incarico “pieno” per formare il Governo.

21 ottobre 1998

Il Presidente del Consiglio incaricato D’Alema si reca al Quirinale per sciogliere la riserva e sottoporre al Presidente della Repubblica le proposte per la composizione del nuovo Governo. Si conclude dopo 12 giorni la crisi di Governo.

Con tre distinti D.P.R. emanati in data 21 ottobre 1998 il Presidente della Repubblica: accetta le dimissioni che il Presidente del Consiglio Prodi ha rassegnato il 9 ottobre 1998 in nome proprio e dei Ministri componenti il Gabinetto da lui presieduto; accetta le dimissioni dalle rispettive cariche dei Sottosegretari di Stato, i quali restano in carica fino alla nomina dei nuovi Sottosegretari; nomina l’on. D’Alema Presidente del Consiglio.

Con altro decreto in pari data, adottato su proposta del Presidente del Consiglio, il Presidente della Repubblica nomina 26 Ministri (rispetto ai 21 del Gabinetto uscente) del nuovo Governo; 8 sono i Ministri senza portafoglio.

Al Quirinale prestano giuramento nelle mani del Capo dello Stato il Presidente del Consiglio e, successivamente, i Ministri. Prima riunione del Consiglio dei Ministri; il Consiglio esprime parere favorevole sulla proposta, avanzata dal Presidente D’Alema, di nomina a Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio, con le funzioni di Segretario del Consiglio medesimo, del sen. Bassanini, di attribuzione delle funzioni di Vice Presidente del Consiglio dei Ministri al Ministro senza portafoglio, on. Mattarella; (incarichi attribuiti con due DPR in data 21 ottobre 1998; GU 251/1998); di conferimento degli incarichi ai Ministri senza portafoglio (per le riforme istituzionali, per le pari opportunità, per gli affari regionali, per i rapporti con il Parlamento, per le politiche comunitarie, per la funzione pubblica e per la solidarietà sociale) ed ai Ministri degli Affari esteri (incarico per gli italiani all’estero), dell’Interno (incarico per il coordinamento della protezione civile) e dell’Industria (incarico per il turismo), (D.P.C.M. 22 ottobre 1998, GU 251/1998). Con D.P.C.M. del 5 novembre verrà attribuito al Ministro dei lavori pubblici l’incarico per le aree urbane, per Roma capitale e per il Giubileo del 2000.

22 ottobre 1998

Riunione del Consiglio dei ministri. Il Presidente D’Alema espone le linee generali delle dichiarazioni programmatiche che illustrera’ alla Camera dei Deputati. Il Consiglio condivide ed approva all’unanimita’ il programma di Governo. Il Presidente sottopone al Consiglio le proposte di nomina dei 55 Sottosegretari di Stato (tale numero non comprende il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio già nominato il 21 ottobre) presso i vari dicasteri (8 in più rispetto ai 47 (tale numero non comprende il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) presenti nel precedente Governo) concertate con i singoli Ministri interessati; il Consiglio esprime il proprio avviso favorevole. I Sottosegretari non parlamentari sono 17. I Sottosegretari vengono nominati con D.P.R 22 ottobre 1998 e prestano giuramento a Palazzo Chigi nelle mani del Presidente del Consiglio. Il sen. Migone, nominato Sottosegretario di Stato degli affari esteri, non presta il prescritto giuramento e, con lettera del 23 ottobre dichiara di rinunciare all’incarico governativo. In sua vece viene nominato, con D.P.R. 28 ottobre 1998, su proposta del Presidente del Consiglio e sentito il Consiglio dei ministri, l’on. Ranieri.
Il Presidente del Consiglio si presenta alla Camera per esporre le linee fondamentali del programma del Governo e consegna poi al Senato, secondo la prassi, il testo del discorso. Alla Camera ha inizio la discussione sulle comunicazioni del Governo.

23 ottobre 1998

Alla Camera si conclude il dibattito sulle comunicazioni del Governo. Dopo la replica del Presidente del Consiglio e le dichiarazioni di voto, viene posta in votazione la mozione di fiducia n. 1-00321 (on. Mussi, Pistelli, Manzione, Manca, Grimaldi, Paissan, Crema) per la fiducia al Governo D’Alema, del seguente tenore: “La Camera, udite le comunicazioni del Governo, le approva e passa all’ordine del giorno” (risultato della votazione: presenti: 617; votanti 614; astenuti 3; maggioranza 308; favorevoli 333; contrari 281).

26 ottobre 1998

Inizia al Senato il dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio.

27 ottobre 1998

A conclusione del dibattito, dopo la replica del Presidente del Consiglio e le dichiarazioni di voto, viene posta in votazione la mozione di fiducia n. 1-00323 (sen. Salvi, Elia, Roberto Napoli, Fumagalli Carulli, Pieroni, Marino e Marini) per la fiducia al Governo D’Alema, di contenuto analogo a quella votata alla Camera: “Il Senato, udite le comunicazioni del Governo, le approva e passa all’ordine del giorno” (risultato della votazione: presenti: 306; votanti 305; astenuti 1; maggioranza 153; favorevoli 188; contrari 116)

Fonte: https://leg13.camera.it/organiparlamentarism/241/4405/15488/15712/documentotesto.asp