La Cina al galoppo cavalca i tempi e guida i cambiamenti globali.
Dopo decenni di uso del cloud seeding per limitare le piogge, ora – al contrario – si scatenano i droni nel cielo per far piovere. A tenere testa alla Cina nella tecnica di irrorazione di sostanze chimiche nel cielo soltanto Stati Uniti d’America ed Emirati Arabi. Mentre nella provincia di Qinghai nubifragi e inondazioni hanno ucciso e scosso nel 2022 la popolazione, contestualmente nella provincia cinese di Hubei i militari conducevano operazioni di “semina delle nuvole”, il tolleratissimo “cloud seeding”, la tecnica ingegneristico-militare per far piovere, per non far piovere, per far strapiovere. Basta indovinare la formula. Si tratta del famigerato fenomeno delle “scie chimiche” (Apriti cielo! Non si può dire!). Sono, cioè, quel tabù lì che non puoi dire, non si può dire, non si può, se no sei “complottista”. Ma se le scie chimiche le chiami “cloud seeding”, per magia, puoi affrontare serenamente l’argomento anche nei salotti buoni. L’importante è che tieni a mente che se ti scappa “scie chimiche”, mentre parli di cloud seeding, si ferma il tempo, il silenzio assorda, si apre il cielo e come un fulmine la censura, il disprezzo e la discriminazione ti si abbattono addosso, ti bollano, ti scomunicano, ti mettono al rogo.
Ma perché non si può parlare di scie chimiche?
In effetti, appare assurdo per quanto è vero che chi parla di scie chimiche venga bollato come “terrapiattista” mentre, riferendosi allo stesso fenomeno, chi adopera le paroline magiche “cloud seeding” rimane in piedi innanzi al plotone d’esecuzione disposto dal “ministero della verità”. Ma perché vi è una bolla sulle “scie chimiche”? La risposta non è complicata. Semplicemente perché da decenni i garanti del pensiero unico mondiale negano l’evidenza, negano quelle strisce di bianca condensa che si intrecciano nel blu dipinto di blu. E dopo decenni di negazionismo di quelle scie, come potrebbero conservare la faccia i custodi della verità? Ecco perché, pur avendo lo stesso significato sostanziale, rimane vietato l’uso di scia chimica ma consentito l’uso dei termini “inseminazione artificiale delle nuvole per fare o non fare piovere”. Capisci?
Ma andiamo al concreto. Esistono le scie chimiche?

Se le Frecce Tricolori, dell’Aereonautica Militare italiana, non sono frutto dell’immaginazione o di un’allucinazione collettiva, le scie chimiche son lì, esistono e nel caso delle frecce tricolori sono tre scie di tre colori diversi, tricolori, appunto. Rosso, bianco, verde, scia rossa, scia bianca, scia verde. Per consentire alla condensa di vestire il colore rosso o il colore verde si usano sostanze chimiche. Quindi, le scie delle Frecce Tricolori sono tecnicamente “scie chimiche”, scie prodotte attraverso l’ausilio della chimica e della tecnica per finalità estetiche, artistiche, di spettacolo.

Ma esistono anche scie prodotte attraverso l’ausilio della chimica e della tecnica per finalità agricole, militari ed “agromilitari”. Pensiamo all’Operazione Popeye in cui tra il marzo 1967 al luglio 1972 l’esercito statunitense inseminò con argento iodato il Vietnam del Nord, e specificatamente il Sentiero di Ho Chi Minh, al fine di prolungare la stagione monsonica. In seguito a questa operazione si ebbe un’estensione della stagione delle piogge tra i 30 e i 45 giorni.

Del resto, se queste tecniche non esistessero si porrebbe un serio problema sul perché, dopo l’Operazione Popeye, gli Stati Uniti abbiano firmato la Convenzione ENMOD che vieta l’uso di tecniche di modificazione meteorologica per scopi bellici, trattato non propriamente rispettato successivamente dalla stessa aeronautica militare americana. La Convenzione sul divieto dell’uso di tecniche di modifica dell’ambiente a fini militari o ad ogni altro scopo ostile, nota anche come Convenzione ENMOD, è un trattato internazionale tuttora in vigore che proibisce l’uso militare ed ogni altro utilizzo ostile delle tecniche di modifiche ambientali. La Convenzione è stata aperta alla firma il 18 maggio 1977 a Ginevra ed è entrata in vigore il 5 ottobre 1978. Perché? Domanda retorica…

E se a Dubai fanno piovere già dal 2015, nell’emirato sono più di trent’anni che si è smesso di studiare come perfezionare le previsioni meteo ma di determinare direttamente il meteo incidendo sulla formazione delle perturbazioni. Ovviamente con le scie chimiche. Come in Puglia nel 2003 quando l’allora presidente della Regione, l’attuale Ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il PNRR e per il Sud del governo Meloni, Raffaele Fitto, stimolò i cieli per far piovere, con una spesa pubblica di 3 milioni e seicentomila euro (era il 2003), commessa pagata all’Aerotech di Lugano ed eseguita in combine con l’Aeronautica militare italiana di stanza all’aeroporto militare di Bari. L’operazione fu fatta e piovve, anche perché era inverno. Soldi buttati al vento? No, alle nuvole.
Ora, finalmente, si gioca a carte scoperte. Le scie chimiche esistono. Basta chiamarle con un altro nome.
Come fa Il Fatto Quotidiano del 16 agosto 2024, che racconta come la Cina combatta la siccità con i droni militari: “è il cloud seeding, la controversa tecnica per far piovere usata anche da Usa ed Emirati“.
“Era l’estate del 1946 quando il chimico e meteorologo americano Vincent Joseph Schaefer scoprì il principio del cloud seeding, la semina delle nuvole. Un’intuizione casuale, nata in uno dei laboratori della General Electric, l’azienda per la quale lavorava da oltre vent’anni. Aveva iniziato come macchinista quando era poco più che adolescente. Poi, grazie all’aiuto del premio Nobel per la chimica Irving Langmuir, era diventato ricercatore, senza neanche aver completato il liceo. Fu lui, durante uno dei suoi esperimenti, a scoprire che, aggiungendo sostanze chimiche alle nuvole, era possibile incidere sui processi meteorologici e facilitare le precipitazioni. Schaefer cercò di ottenere delle conferme di quanto osservato in laboratorio: nel novembre del 1946, le nubi sopra il monte Greylock, in Massachusetts, vennero stimolate con successo. Fu la prima nevicata indotta dall’inseminazione delle nuvole. Oggi oltre 50 Stati in tutto il mondo investono decine di milioni di dollari ogni anno in programmi per il controllo del clima che comprendono sperimentazioni sul cloud seeding. L’obiettivo è quello di ridurre la carenza d’acqua e i fenomeni siccitosi, sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico, aumentando le precipitazioni in aree mirate. Su tutti, ci sta puntando molto la Cina: negli ultimi giorni ha avviato un progetto sperimentale che prevede l’utilizzo di un drone militare per combattere la siccità nello Xinjiang”.
Andrebbe spiegato a chi parla di cloud seeding che questo avviene attraverso le “scie chimiche”, esattamente come per fare il caffè alla moka si usa la caffettiera. Come fai il caffè alla moka senza caffettiera? Come insemini le nuvole senza le scie chimiche?
Per approfondire:
https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/08/16/la-cina-combatte-la-siccita-con-i-droni-militari-e-il-cloud-seeding-la-controversa-tecnica-per-far-piovere-usata-anche-da-usa-ed-emirati/7657901/