Il Jova che non ti aspetti: da alfiere del globalismo a cristiano tradizionalista?

Strane esternazioni di Lorenzo Cherubini, in “arte” Jovanotti, in una lunga intervista sul Corriere della Sera, la grancassa governativa, che sanno tanto di riposizionamento dopo gli annunci di rivoluzione mondiale con la vittoria elettorale di Trump e l’imminente vittoria militare russa. Ovunque infatti il vecchio paradigma globalista è in ripiegamento e ormai si riesce a intravedere all’orizzonte il suo crollo definitivo, e se un alfiere del NWO come Jovanotti si lascia andare ad affermazioni del genere, s’impone una riflessione seria.
La Chiesa – dice Jova con un insolito afflato teologico – non può essere una onlus ma la presenza di Dio nella storia. Caspita. L’aria dev’essere proprio cambiata: sarà arrivato il contrordine nella narrativa? Ecco alcune delle stupefacenti affermazioni del cantante romano, che, ricordiamolo, è figlio di Mario Cherubini (1934-2015), toscano di Cortona, e membro del corpo della gendarmeria del Vaticano e al quale, tra l’altro, il figlio ha dedicato la canzone Mario.
«Conviene credere. Se non credi in Dio, in cosa credi? Nel mercato? Nella tecnologia? È bello credere, è bello pensare di essere figli di qualcuno».
E ancora:
«Credo nell’assoluto più che nella dottrina. Ma fin da bambino mi affascinano la liturgia, i paramenti […]. Una volta Saviano mi invitò in una sua trasmissione a cantare Imagine. Dissi di no. John Lennon è un grandissimo, ma non voglio cantare un mondo in cui non esista la religione […]. Il Papa è un monarca. Un’istituzione. Umanamente, Francesco mi piace, mi diverte, mi emoziona. Gli si vuole bene. Ma l’idea che la Chiesa si debba trasformare in una onlus non mi pare del tutto condivisibile. La Chiesa è trascendenza. È la presenza di Dio nella storia».
Siamo sbalorditi. Che il “papato” bergogliano sia ormai agli sgoccioli?
Francesco Gerardi